Era stato querelato dall’ex comandante dei parà
Ancora assolto Ciancarella





PISA. II Tribunale di Pisa, in composizione monocratica (dr. De Palma) ha assolto il noto attivista politico Mario Ciancarella dall’accusa di diffamazione perché il fatto non costituisce reato. Contro Ciancarella si era querelato il generale Enrico Celentano, già a capo dei paracadutisti della Folgore, per uno scritto che conteneva severi apprezzamenti sull’operato del generale e soprattutto sul suo «Zibaldone»: una raccolta di brevi scritti sulla vita militare che, secondo Ciancarella, inducevano ad arti di «nonnismo» nelle caserme. Il Pm d’udienza, dottor Mantovani, aveva chiesto la condanna a due mesi di reclusione. Il patrono di parte civile aveva parlato di vere e proprie «filosofie contrapposte» ed aveva chiesto € 25.000 di danni. I difensori di Ciancarella, gli avvocati pisani Ezio Menzione e Andrea Callaioli, hanno sostenuto che le critiche mosse al generale e al suo «Zibaldone» erano perfettamente legittime; il problema della democrazia nella vita militare è problema cruciale e ben vengano le critiche, se servono ad evitare nonnismo e, addirittura, episodi di tortura, figlia del nonnismo stesso. II giudice è evidentemente andato dello stesso avviso ed ha assolto l’imputato. Non era la prima volta che Ciancarella veniva giudicato per le idee che aveva espresso. Addirittura, Ciancarella una volta finì agli arresti in carcere per il reato di calunnia, in ordine al caso Scieri per poi essere assolto pienamente. E sempre a seguito del caso Scieri era stato indagato ancora, sempre per diffamazione, ma prosciolto dal Gup pisano alcuni mesi orsono.

 

Mario Ciancarella assolto dall’accusa di calunnia




PISA. Mario Ciancarella è stato assolto dall’accusa di calunnia nei confronti del paracadutista Stefano Viberti. Il giudice delle indagini preliminari, Alberto Panu, ha respinto l’istanza della procura. La vicenda s’intreccia con il caso Scieri, il giovane paracadutista trovato morto all’interno della caserma Gamerra. Tutto inizia il giorno in cui Ciancarella riferisce ai mass-media di avere ricevuto una telefonata anonima sul suo cellulare da una persona che diceva di avere assistito all’omicidio di Emanuele Scieri. Convocato in procura, il 28 febbraio del 2000, riferì i fatti al procuratore capo, Enzo Iannelli. Ma alle indagini dei carabinieri non risultò che Ciancarella avesse ricevuto quella telefonata. L’ex militare nel luglio 2000 finì al Don Bosco e poi agli arresti domiciliari. Per questa vicenda giudiziaria, Ciancarella venne assolto dal giudice dell’udienza preliminare Luca Salutini. Il pubblico ministero era Giuliano Giambartolomei, mentre i difensori erano gli avvocati Ezio Menzione e Andrea Callaioli. La Procura, contro questa sentenza, fece ricorso in appello (poi respinto) e, allo stesso tempo, aprì (anche sulla base di quanto detto dallo stesso gup) un fascicolo con l’accusa di calunnia nei confronti del paracadutista Stefano Viberti, l’ultimo che vide vivo Emanuele Scieri. Su questa vicenda, il giudice dell’udienza preliminare Alberto Panu ha ritenuto infondata l’accusa. Ma non è ancora terminato il braccio di ferro fra Procura e Ciancarella che dovrà rispondere di diffamazione a mezzo stampa per alcune sue dichiarazioni che tiravano in ballo il generale Enrico Celentano sul caso Scieri. Dopo i primi rinvii per un difetto delle notifiche, il dibattimento si aprirà il 15 gennaio prossimo.

 

Articolo 3

La Corte d’Appello di Firenze ha respinto il ricorso della Procura di Pisa sul caso Ciancarella che, in primo grado, era stato prosciolto dal giudice Luca Salutini. Termina così una vicenda che aveva suscitato molto clamore. Mario Ciancarella aveva riferito di avere ricevuto, sul proprio cellulare, una telefonata anonima che raccontava gli ultimi momenti di vita del paracadutista Emanuele Scieri. Ciancarella aveva riferito il contenuto di questa telefonata direttamente al procuratore capo Enzo Iannelli. I carabinieri del reparto operativo avevano effettuato una lunghissima serie di controlli sul tabulato delle telefonate ricevute da Mario Ciancarella senza trovare riscontro. Per questo motivo, la Procura di Pisa aveva accusato Mario Ciancarella di calunnia e aveva fatto scattare gli arresti. I legali Ezio Menzione e Andrea Callaioli si erano opposti e il tribunale della libertà di Firenze aveva disposto la scarcerazione. Era poi arrivato il giorno dell’udienza preliminare davanti al giudice Luca Salutini il quale aveva assolto Ciancarella dall’accusa di calunnia. Contro questa sentenza si era opposta la procura di Pisa che aveva fatto ricorso in appello. E ieri, da Firenze, è giunta la sentenza che ha ribadito il giudizio di primo grado. «È con viva soddisfazione - dichiarano gli avvocati Menzione e Callaioli - che apprendiamo dal rigetto dell’appello della Procura pisana. Nonostante che il procuratore generale in udienza abbia inteso dipingere il Ciancarella come un soggetto meschino e profittatore, evidentemente la Corte ha semplicemente constatato l’inconsistenza dell’accusa mossa a Ciancarella. Questa difesa si è guardata bene dallo scendere in polemica con i rappresentanti dell’accusa, ma ha semplicemente ribadito la correttezza del proprio assistito nel denunciare fatti di cui era venuto a conoscenza in relazione all’omicidio del paracadutista Emanuele Scieri. Oggi siamo assai contenti che l’intera vicenda iniziata con una carcerazione preventiva presto giudicata immotivata dal Tribunale fiorentino del riesame, si sia conclusa in modo soddisfacente. Resta l’amarezza nel constatare come un cittadino possa essere indigato per lungo tempo e addirittura ristretto in custodia cautelare senza fondamento giuridico alcuno».

 

Disse che aveva ricevuto una telefonata da qualcuno che aveva visto morire il parà Caso Scieri, assolto Ciancarella L'ex ufficiale era stato imputato per calunnia
L'uomo era stato anche incarcerato e poi posto agli arresti domiciliari



Giovanni Parlato

PISA. Mario Ciancarella, ex ufficiale dell'Aeronautica, è stato prosciolto dall'accusa di calunnia. E quanto ha deciso il giudice Luca Salutini al termine dell'udienza preliminare che si è svolta ieri mattina. Il pubblico ministero era Giuliano Giambartolomei, mentre i difensori erano gli avvocati Ezio Menzione e Andrea Callaioli. Come si ricorderà, Ciancarella aveva riferito ai mass-media di avere ricevuto una telefonata anonima sul suo cellulare da una persona che diceva di avere assistito all'omicidio del paracadutista Emanuele Scieri. In base a ciò, era stato convocato in Procura e il 28 febbraio dell'anno scorso, Ciancarella riferì il contenuto di quella telefonata al procuratore capo Enzo Iannelli. Dopo quella deposizione, vennero fatti degli accertamenti dai carabinieri da cui non risultò che Ciancarella ricevette quella telefonata. Per questo motivo, con l'accusa di calunnia, venne incarcerato al Don Bosco, misura poi attenuata con gli arresti domiciliari. Ma gli avvocati si opposero alla custodia cautelare affermando che non tutti gli accertamenti erano stati eseguiti come le ricerche sulle utenze private e i ponti radio. Inoltre, la deposizione di Ciancarella era, comunque, un contributo alle indagini. Il tribunale della Libertà di Firenze aveva accolto le istanze della difesa e scarcerato Ciancarella. Un'ordinanza che era stata ratificata anche dalla Cassazione. E la difesa si è presentata all'udienza preliminare forte di questi precedenti. In un anno, poiché non erano stati aggiunti elementi nuovi rispetto agli indizi già esistenti, il giudice ha prosciolto Ciancarella perché il fatto non sussiste. «L'anno scorso ci rammaricavamo - ha commentato l'avvocato Menzione - che la carcerazione potesse intimorire qualcun altro. Ma la conclusione di questa vicenda infonde fiducia». Un concetto ribadito da Ciancarella: «Chi era stato impaurito dal mio arresto, ha tutti motivi per uscire allo scoperto e parlare consentendo alla giustizia di procedere su un avvenimento tragico come la morte di Scieri». Paradossalmente, col proscioglimento di Ciancarella è andata persa l'ultima possibilità di fare un processo per fare luce sulla morte del paracadutista siciliano.

 

Una ragazza conferma le parole di Mario Ciancarella, mai presa in considerazione. Perchè?
Scieri, la nuova teste lunedì dai carabinieri «La fidanzata di un parà mi disse: l'hanno lasciato morire...»





PISA. Verrà ascoltata lunedì mattina dai carabinieri di Padova Amalia Trolio, la presidente dell'Angesol - l'associazione nazionale genitori soldati di leva - che avrebbe raccolto le confidenze della fidanzata di un parà in servizio alla caserma Gamerra di Pisa dove il 16 agosto di due anni venne trovato morto il parà di leva Emanuele Scieri. Trolio, in una intervista rilasciata al «Tirreno», ha detto di aver già raccontato al procuratore capo di Pisa Iannelli, responsabile delle indagini sulla morte di Scieri, che la fidanzata di un certo Filippo, militare in forza alla Gamerra e distaccato in Kossovo, le raccontò di aver saputo che i commilitoni di Scieri «lo lasciarono morire deliberatamente, ai piedi della torretta asciugaparacadute». Troilo aveva già inviato una lettera con le confidenze della donna a Iannelli il 20 giugno scorso. Il magistrato, ha reso noto la stessa Trolio, ha così disposto che essa renda una deposizione giurata ai militari di Padova, dove Trolio è residente. Secondo il presidente dell'Angesol, «non sarà difficile ai magistrati rintracciare questo Filippo».

 



«Scieri è stato lasciato morire» Nuova denuncia alla procura della presidente dell'Angesol che racconta: «Me lo ha confidato la fidanzata di un parà»
La donna è stata convocata d'urgenza dalla Procura di Pisa





PISA. Si chiama Filippo, è stato im missione volontaria nel Kosovo con la divisa della «Folgore». Potrebbe essere un testimone importante, l'uomo che potrebbe riaprire le indagini sulla morte del paracadutista Emanuele Scieri, avvenuta in caserma a Pisa nell'agosto di due anni fa. E' un'ipotesi presa in considerazione anche dalla Procura della Repubblica pisana proprio nel momento in cui l'inchiesta sta per essere archiviata. Filippo, militare che non sarà difficile identificare compiutamente, era nella caserma «Gamerra» di Pisa, nell'estate di due anni fa, la sera in cui Scieri morì precipitando dalla torre di prosciugamento dei paracadute. Il presidente dell'Angesol, l'associazione dei genitori dei militari di leva, ha raccolto la confidenza della sua fidanzata: «In caserma sono in molti a dire che Scieri è stato lasciato morire...» Un'affermazione che - se corrispondesse al vero - che aprirebbe uno scenario inquietante sulla tragica fine del parà siciliano, rilanciando il sospetto dell'omicidio e rafforzando l'ipotesi che una oscura coltre di paura, di omertà e di protezione abbia garantito l'impunità agli assassini. «L'hanno lasciato morire...». Un'affermazione che non compare per la prima volta nella vicenda Scieri. Una rivelazione che è già costata diversi giorni di carcere all'ex capitano-pilota Mario Ciancarella, accusato di calunnia per aver rivelato al Pm il contenuto di una telefonata anonima, il cui interlocutore parlava appunto di uno Scieri agonizzante, lasciato deliberatamente senza soccorsi. Ora, questa frase, «l'hanno lasciato morire», viene da un'altra fonte. E' quella di Amalia Trolio, 63 anni, padovana, presidente dell'Angesol. L'ha scritto in un comunicato stampa ed è pronta a ribadirlo ai magistrati. «L'ho saputo dalla fidanzata di questo Filippo, un paracadutista che nell'agosto di due anni fa era alla Smipar di Pisa, che ha partecipato volontariamente alla missione in Kosovo e che nel mese di ottobre ha chiesto di rimanere almeno altri tre anni sotto le armi», dice Amalia Trolio. La ragazza di Filippo aveva avuto contatto con l'Angesol per la storia dell'uranio. «Di più non so, perché chi si rivolge a noi lo fa quasi sempre anonimamente», dice il presidente di Angesol. Amalia Trolio dovrà ora ripetere la sua rivelazione al procuratore di Pisa Enzo Iannelli, che l'ha convocata nel suo ufficio. «Ho ricevuto la convocazione - dice Trolio - ma sono anziana e non vedo il motivo di affrontare il viaggio, potrei parlare con i Cc o la Procura militare. Io l'ho già scritte, certe cose, proprio al procuratore Iannelli. Mi viene il sospetto che quella lettera non l'abbia mai letta».

 

 

Così si può morire a Ferragosto in caserma La foto inedita del ritrovamento di Scieri, finito misteriosamente sotto due tavoli
La testa e un piede erano seminascosti, la maglietta arrotolata sul torace. E un braccio forse spostato


dall'inviato Giuliano Fontani

PISA. Emanuele Scieri precipitò dalla scala cilindrica a spirale della torre di prosciugamento della caserma «Gamerra» la sera del 13 agosto 1999. Una prova di coraggio finita male? Un episodio di nonnismo finito nel sangue? Un omicidio fatto passare per una disgrazia? L'inchiesta è a un punto morto, però la foto che pubblichiamo pone nuovi interrogativi: come ha fatto il corpo di quel ragazzone siciliano ad incastrarsi, la testa e i piedi, sotto due tavoli dopo il terribile «volo» di cinque metri e mezzo? La foto è un inedito ricostruito al computer dalle immagini originali allegate agli atti del processo, scattata dal nucleo operativo dei carabinieri il pomeriggio del 16 agosto, quando il corpo fu trovato, casualmente, da un gruppo di commilitoni che tornavano dalla mensa, fa pensare che dietro la morte di Emanuele Scieri ci celino ancora tanti segreti e tanti misteri. E' forse anche per queste fotografie che i difensori di parte civile, gli avvocati Storelli e Randazzo, rilanciano l'ipotesi dell'omicidio e dell'occultamento del cadavere. E' forse anche per queste immagini, pietose e rivelatrici, che il procuratore-capo della repubblica Vincenzo Iannelli si dice convinto che «qualcuno ha fatto cadere» il giovane paracadutista anche se - aggiunge - non ci sono le prove. Le prove, appunto. Le foto rivelano alcuni particolari inquietanti. Scieri precipita al suolo tra una «pila» di tavoli che sono proprio ai piedi della torre di prosciugamento. Può darsi che con la testa ne urti uno, che con le gambe ne urti un altro e che entrambi, causa il violento impatto, si spostino di qualche centimetro. Ma è possibile che alla fine della caduta la testa vada a finire sotto il piano di un tavolo capovolto e un piede sotto un altro tavolo? Tutto questo è ben difficile. Dice il sergente istruttore Valter Raggiri: «Alle 13,30 tornavo dalla mensa... Inizialmente pensavo si trattasse di un manichino, poi ho sentito cattivo odore, mi sono avvicinato e ho visto che si trattava di un corpo umano». Anche la posizione del resto del corpo apre altri interrogativi. La maglietta di Scieri è ritrovata avvolta sul torace, come se qualcuno avesse trascinato il corpo. Una grossa macchia di sangue si trova sul piastrellato del marciapiede, alla sinistra del volto del giovane. Il braccio destro invece è steso in senso longitudinale, in modo molto innaturale rispetto a una caduta. Vicino all'avambraccio ci sono macchie di sangue, non la scia di un piccolo rivolo, bensì una traccia punteggiata, come se qualcuno, alzando il braccio, avesse favorito lo sgocciolamento. Tutto dunque lascia pensare, come dicono gli avvocati Storelli e Randazzo, che il corpo non sia caduto esattamente nel luogo in cui è stato trovato, ma nelle immediate vicinanze e che sotto quei due tavoli sia stato trascinato, forse nel tentativo di occultarlo alla meglio. C'è un ultimo particolare, di minore importanza ma sul quale si è comunque soffermata l'attenzione dei legali. Il marsupio contenente il telefonino (altro elemento misterioso, di cui parliamo a parte) è stato trovato legato alla cintura dei pantaloni, sull'addome del giovane. E' possibile che Scieri, nel momento di affrontare la prova della scalata alla torre, non abbia pensato di togliersi quell'imbarazzante fardello spostandolo almeno su un fianco o sulla parte posteriore dei pantaloni?