55100 Lucca, data dell’inoltro

 

 

Egregi Signori di “Congedatifolgore”,

 

Sono Mario Ciancarella e avemmo gia’ occasione di contatti nel 2000 per la lettera (pubblicata sul vostro sito) di un tale che nascondeva la sua identita’ sotto il nome di “Berlicche” e che trattava della vicenda Scieri.

 

Leggo ora le reazioni suscitate in Voi dalla pubblicazione del libro a firma dei genitori di Emanuele Scieri e dal rinnovarsi – per lo piu’ in Toscana - di rivisitazioni di quella vicenda unitamente a quella dell’omicidio di Mandolini, e non posso evitare di inviarVi le mie osservazioni e valutazioni.

 

Non sono certamente io il regista di quel “disegno di aggressione alla Folgore” che Voi dipingete e paventate (nella certezza, comunque di “venirne a capo”), anche se ormai da due anni sto cercando di organizzare una iniziativa pubblica sulla vicenda di Emanuele, dopo essere stato assolto ripetutamente dalle accuse di calunnia verso uomini della Folgore ed aver vinto anche il processo per diffamazione determinato dalla querela del Generale Cementano. Qualcosa vorranno pur dire tante assoluzioni, non credete?

 

State certi che, se ci riuscira’ di farlo, in Settembre-Ottobre organizzeremo una grande iniziativa su Emanuele Scieri, e Voi ne sarete informati tempestivamente come lo saranno i Comandi Militari, gia’ interessati a suo tempo della iniziativa, poi naufragata, e che doveva tenersi in Pisa nel Settembre 2005. In quella sede potrete meglio capire, forse, che per la ricerca di Verita’ e Giustizia non si tratta di una “Vostra gentile concessione a genitori di Emanuele” (che con tutta evidenza Voi non intendete aggredire solo in considerazione del loro dolore!); ma di un diritto civile di tutta la Comunita’ Italiana, che rivendichera’ con forza e determinazione la necessita’ di rompere ogni connivenza ed ogni complicita’ istituzionale con l’omerta’ che e’ stata esercitata a piene mani (ma con altrettante significative e non colte dissociazioni) nell’ambiente della Folgore.

 

Vorrei anche dirVi che la “responsabilita’ esclusivamente personale” prevista dalla nostra Costituzione e che Voi giustamente richiamate, non puo’ essere invocata solo in casi simili a questo, per poi svanire quando, a fronte di contestazioni puntuali, i militari si rifugiano spesso nell’alibi della “obbedienza dovuta ad ordini superiori”. La cultura della Democrazia o e’ piena e pienamente assunta in ogni circostanza o semplicemente non e’.

 

Sono comunque rimasto quell’ex Ufficiale al quale qualcuno di Voi inizio’ a rispondere “vedo che lei e’ un combattente” per poi lasciare incompleta la lettera di risposta proprio quando si iniziava a trattare il tema della Giustizia e della natura politico-militare del Reparto Folgore.

 

Sono cioe’ l’uomo che ha individuato cosa potesse leggersi dietro quel “Berlicche” e dove andassero a parare i passaggi di quel suo intervento sulle risultanze tossicologiche che sarebbero emerse (ma sarebbero state tacitate) dalla analisi sulle feci del cadavere di Emanuele, e sulle prospettive che avrebbero dovuto essermi riservate: “un verme destinato ad essere schiacciato dallo scarpone del valoroso para’”. E sono anche quell’Ufficiale che riusci’ a rompere la consociazione al silenzio omertoso offrendomi come sponda, e con gli argomenti che un buon Ufficiale sa sempre utilizzare con i suoi giovani uomini, ai giovani colleghi di Emanuele. La freddezza di quel mio inserimento certamente inatteso e sentito come illegittimo nasceva da quella sana, consapevole e determinata indignazione che sempre dovrebbe alimentare lo spirito di un “militare” di fronte a scellerati comportamenti dei propri commilitoni o dei propri superiori.

 

Oggi sono mosso da un medesimo sentimento di indignazione suscitato da quel vostro “generoso consenso a che i familiari di Emanuele possano continuare a cercare (una cosa che pero’ non dovrebbero mai essere in grado di trovare, secondo chi scrive, e cioe’ i responsabili della morte del loro figliolo)”. Anche se questo ovviamente “offende”, nella Vostra ottica, l’onore Vostro e dell’Arma. Ma a me in Accademia fu insegnato da formidabili formatori militari – il Gen. Rea ed il Gen. Cazzaniga su tutti – che chi veramente offende l’onore dell’Arma e’ colui che attenta, per quanto alto possa essere il suo grado, ai valori fondamentali che danno senso all’essere un Cittadino in Armi.

 

E dico indignato perche’ come gia’ trent’anni fa ancor oggi mi risulta allora insopportabile che possano essere usate categorie valoriali come Diritto, Onore, Bandiera, Patria, solo per coprire responsabilita’ ignobili all’interno del proprio mondo (di cui si e’ fatto impropriamente ed illegittimamente un mondo separato ed una “famiglia” esclusiva ed escludente del cosiddetto mondo civile), quando proprio quei valori richiamerebbero ed imporrebbero di offrire ogni collaborazione per spalancare le porte sugli arcana che qualcuno intende tutelare e liberarsi delle responsabilita’ personali di quei pochi che con i loro comportamenti abbiano rischiato di infangare la divisa e l’onore degli Uomini Cittadini in Armi.

 

Si parte gia’ male, signori miei, quando intendete sostenere la legittimita’ e la non pericolosita’ di uno scritto volgare e cialtronesco come lo Zibaldone del Generale Cementano. Un’innocuo ed inoffensivo scritto, a vostro parere, da leggere sulla spiaggia come una semplice rivista di barzellette, dunque ancor meno devastante o inquietante di una rivista pornografica. Ma sapete bene che non e’ cosi’, proprio a partire da quelle “tradizioni interne” che voi rivendicate come fondanti di una identita’ e solidarieta’ guerriera.

 

Nessun Comandante, a meno di svilire la propria funzione e l’aura di nobilta’ correlata al grado, potrebbe esercitarsi a far solo ridere i suoi uomini con simili strumenti “goliardici”, come voi definite lo Zibaldone. E tutto cio’ che un Comandante diffonde sulla cultura che anima e dovrebbe animare i propri uomini deve sempre avere pieno raccordo con le migliori tradizioni che vengano coltivate nel mondo militare. Dunque il Gen. Cementano, anche per il modo in cui ha inteso diffondere ai piu’ alti livelli della Forza Armata quella “raccolta di scritti”, con una lettera di accompagnamento che non lascia dubbio alcuno – non illustrava asetticamente circostanze goliardiche e censurabili, ma ne promuoveva la cultura ed i comportamenti correlati.

 

Voglio allora leggere anche a Voi – come feci con il Presidente della Corte che mi vedeva imputato di diffamazione nei confronti del Generale Celentano e che mi vide assolto con pienezza di formula e piena soddisfazione di argomentazioni nelle motivazioni - quell’ultima pagina dello Zibaldone che e’ sfuggita forse ai genitori di Scieri o a chi impaginava il testo del libro, sicche’ e’ rimasta inedita, ed e’ la pagina dove si illustrano le sanzioni “previste” ed applicate dagli anziani nei confronti delle reclute correlate alle “mancanze” di questi ultimi.

 

Vi si legge che chi “si renda responsabile” di non accettare le “tradizioni logiche” del reparto – e dunque si riferisce a quelle tradizioni para-addestrative a cui Vi mostrate cosi’ ferocemente attaccati come lattanti affamati alla tettarella – verra’ punito con azioni tendenti di fatto alla sua emarginazione all’interno del reparto, ed egli sara’ indicato con il dispregiativo appellativo di “cagnaccio e cane morto.

 

Ora vedete, questo e’ un messaggio non solo “delirante”, come potrebbe definirlo una qualsiasi persona esterna al Vostro mondo, ma e’ la radice in cui si nasconde e promuove l’esercizio di qualsiasi devastante violenza da parte di un uomo militare, e per psicologie particolarmente labili e tendenti all’uso prevaricatore della violenza (come poteva essere il famoso sergente Ercole, torturatore di somala memoria) potrebbe essere sentita come la legittimazione piu’ autorevole all’uso di quella cieca e barbara violenza che ha condotto Emanuele Scieri sul suo Golgota.

 

Vedete e’ sempre limpida davanti a me la serie di lezioni accademiche in cui qualcuno cercava di addestrarci all’impiego della forza che comporta la soppressione del nemico. “Ricordate – ci veniva detto – che nessuno di noi e’ in gradoni togliere la vita ad un proprio simile, a chi conideri uguale a se stesso. Ricordate che voi venite da una Societa’ Civile dove l’uguaglianza dei diritti e la dignita’ della Persona Umana sono stati elevati alla massima potenza. E voi non sarete in grado di uccidere l vostro nemico, se solo per un attimo continuerete a considerarlo uno simile a voi. La prima cosa che dovrete pensare, l’unica cosa che dovrete tenere a mente, e’ che il vostro nemico non e’ una Persona, dunque non e’ un essere a voi simile o assimilabile. Egli e’ un pericolo e dunque potrete considerarlo come piu’ vi piace, ma comunque uno diverso da voi – uno stronzo, un cane rabbioso, un maiale, una serpe velenosa, un bastardo, ma mai dovrete essere tentati da considerarlo Persona. Non avreste il tempo materiale di ucciderlo prima che non sia lui stesso ad uccidere voi”. Ecco perche’ ridurre un commilitone che si opponga a qualsiasi “”tradizione” che si pretenda essere ed avere una sua “logica addestrativa” come un “diverso” e dunque un “nemico” che merita solo l’appellativo di “cagnaccio”, puo’ facilmente portare come diretta conseguenza al volerlo considerare o rendere subito dopo un  “cane morto”, perche’ l’unico “indiano (= nemico) buono e’ un indiano morto”.

 

Ditemi, non vi sembra questa una chiara indicazione, una di quelle insinuanti indicazioni che potrebbero essere anche essere indicate dal nostro Codice come “istigazione alla violenza” ed i suoi responsabili come “mandanti diretti del crimine”, ancorche’ non avessero formalmente dato disposizioni alla esecuzione del crimine? No?! E la nostra Costituzione riconosce la responsabilita’ collegata ad un crimine non soltanto agli esecutori ma anche dei mandanti e degli istigatori del crimine e ritiene che se vi siano ambienti che ripropongano “sotto qualsiasi forma” la cultura ed i comportamenti del disciolto partito fascista, ebbene tali ambienti non abbiano diritto di esistere nella legittimita’ del riconoscimento formale, in quanto gravidi di responsabilita’ penalmente rilevanti.

 

Beh se a Voi cosi’ non sembra, bisognerebbe cominciare a parlare di una vostra “cultura deviata” e, come si sa, ogni organizzazione criminale, per quanto obiettivamente devi dalla legalita’ democratica, sviluppa ed organizza proprie forme di “autonoma legalita’ rispetto allo Stato”, semmai piu’ rigide di qualsiasi legalita’ statuale e sentite come autonome e prevalenti rispetto alla legalita’ dello Stato democratico. Una simile organizzazione manifesta culture che inducono i propri affiliati a ritenere cose sacrosante e sempre legittime i comportamenti che la organizzazione pretende da loro, e ancor piu’ doveroso il vincolo di omerta’ sulle connessioni causa effetto tra quelle culture ed i crimini che ne derivano. Nulla di tutto questo dovrebbe avere diritto di Cittadinanza tra i Cittadini in Armi di queste Paese costituzionale e democratico e per coloro che affermano di voler difendere i valori della Patria.

 

Perche’ non esiste altra Patria che quella che ci e’ stata data. E e nel nostro caso non esiste altra Patria che la Repubblica Democratica fondata sulla Costituzione nata dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione dal Nazifascismo. Una lotta alla quale diedero un alto contributo anche uomini e reparti dei paracadutisti, certo molto meno ricordati della Folgore di El Alamein. In entrambi i casi si tratto’ di combattenti pronti a dare la vita e che diedero vita anche a scontri diretti e sanguinosi con i propri commilitoni rimasti aggregati alla Repubblica fascista di Salo’ (Nembo e Folgore si scontrarono non solo ideologicamente ma sul campo e ferocemente). Ed e’ certo che ad El Alamein, per quante cerimonie commemorative si possano dare e fare, gli uomini che fronteggiarono le truppe inglesi stessero combattendo per una idea ed un regime che la nostra Patria oggi rinnega e considera nefasti.

 

Chi voglia o ambisca Patrie diverse da questa avrebbe il dovere di dirlo, dichiararlo ed apertamente operare per costruirne una diversa, fondata su riferimenti e valori diversi, accettando il prezzo della illeicita’ attuale di simili aspirazioni. Ma non e’ suo diritto fingere docilita’ ed attaccamento a questa Patria mentre ne attenta sordamente alle basi fondamentali, che sono la Democrazia ed il Diritto, la Dignita’ della Persona Umana, la piena Consapevolezza e la totale Responsabilita’ (= abilita’, capacita’, attitudine a rispondere delle proprie azioni e dei propri ordini), la piena osservanza della sua natura Democratica (“L’ordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito Democratico della Repubblica” recita l’art. 52 della Costituzione). Mentre sembra che negli annali del Corpo venga ancora considerato alla stregua di un traditore quel Generale dei Paracadutisti che si schiero’ per la Italia della lotta di Liberazione, piuttosto che quei suoi colleghi che non solo continuarono la lotta sul fronte fascista ma si adoperarono poi per intessere le trame eversive successive contro la Repubblica Democratica.

 

Voi, ex paracadutisti dell’Esercito di questa Patria, foste selezionati ed addestrati, mantenuti con le risorse di questo Paese e del Suo Popolo, solo per il fine di tutelare questa Patria e non di attentare alle sue istituzioni democratiche o di misconoscerne i valori di democrazia.

 

Le Vostre celebrazioni di Reparti e tradizioni come quella prossima sugli Arditi, non dovrebbero avere piu’ cittadinanza in un mondo militare che ha il diritto di riferire e celebrare solo le tradizioni di un nuovo Paese, quello nato dalla Resistenza. E’ infatti come se vecchi reduci o nostalgici del regime nazista pretendessero che i propri Reparti o i propri congedati potessero celebrare, con pretesa di legittimita’, i fasti e la memoria dei Reparti delle SS tedesche. Vi chiedo, sperando in una qualche forma di risposta (forse impossibile) se siate consapevoli che ogni Statola ha diritto di mantenere, strutturare e organizzare solo apparati ed amministrazioni omologhi a se stesso ed alle proprie tradizioni valoriali e non possa consentire ad alcuna forma organizzata di aperto dissenso e di aperta incompatibilita’ con la propria natura costituzionale. Sarebbe come se i picciotti della Mafia pretendessero di poter esprimere e propagandare apertamente ed impunemente i valori della criminalita’ organizzata in uno Stato fondato sul Diritto e sulla Legalita’ Democratica.

 

E ancora mi chiedo come sia possibile allora, per uomini addestrati al senso di sacrificio e dell’onore fino a dare la vita per la difesa di questa Patria, sfigurare il senso dell’onore e della lealta’, in connivenza ed omerta’ per quanti nella propria realta’ sociale abbiano distorto quei valori fondamentali in prevaricazione ed irresponsabilita’, in improntitudine violenta e pretesa di impunita’.

 

Ditemi se non sia vero che se a Pisa, nella Gamerra, fosse scoppiata una bomba o anche solo un petardo, sotto l’ultima jeep dismessa e ricoverata nell’ultimo e dimenticato garage della rottamazione, tutto il corpo si sarebbe sentito profondamente leso nel proprio orgoglio. Se non sia vero che tutti gli uomini avrebbero collaborato alla ricerca dei responsabili, consentendo che i Comandi esercitassero tutti i legittimi poteri connessi con le funzioni per rendere impossibile la vita agli accasermati finche’ tutti non si fossero dissociati dal responsabile o dai responsabili di un gesto di terrorismo (in caso della bomba) o di goliardia (nel caso del petardo) e ne avessero resa possibile la individuazione e la sanzione piu’ severa correlata alla responsabilita’. Insomma di “venirne a capo”, ne’ piu’ ne’ meno di come oggi intendete venire a capo della identificazione del fastidioso regista di quella che ritenete una operazione Scieri-Mandolini ordita contro la Folgore, e che ritenete offensiva dell’onore del Reparto e della Vostra comune tradizione.

 

Ditemi allora, Vi prego, perche’ tutto cio’ non e’ accaduto nella vicenda Scieri e Mandolini, e perche’ altrettanta determinazione non e’ stata diffusa e promossa per l’individuazione dei responsabili di due omicidi diversi ma entrambi criminali, consumati nel mondo degli Uomini con le stellette? Fino al punto da accettare ed avallare con silenzi imperturbabili indecorose descrizioni di conflitti omosessuali nella vicenda Mandolini (che era stato caposcorta del Gen Loi in Somalia, va ricordato) e da prospettare soluzioni suicide per depressioni ed impasticcamenti, o esiti disgraziati di pratiche vouyeristiche, nel caso di Emanuele Scieri.

 

In entrambe le vicende non vi e’ possibilita’ che a tanti maestosi silenzi possa corrispondere una altrettanto reale e diffusa disconoscenza delle vere cause e delle reali dinamiche degli omicidi. In entrambe le vicende c’e’ una sola possibile motivazione: ed e’ che essi si fossero resi “diversi e dunque nemici”, pur nella loro assoluta incomparablita’ di esperienza militare, della organizzazione e dunque fossero divenuti “alieni”, “cagnacci o cani morti” su cui non e’ necessario attardarsi o sulla cui sorte (“meritata”) non e’ il caso di darsipensiero.

 

Se vorrete intervenire alla prossima iniziativa su Scieri avrete modo di sentire e valutare delle osservazioni molto stringenti su quella sciagurata vicenda, che attestano la ignobilta’ delle procedure di immunita’ e delle ambizioni di impunita’ che sono state consentite ed assecondate anche con indagini approssimative. Ma gia’ da oggi per Mandolini posso porVi qualche interrogativo.

 

Ditemi allora: E’ vero o non e’ vero (o voi non ne siete forse a conoscenza?) che in quel periodo molti para’, reduci dalla Somalia, dovettero subire perdite ingenti di quei personali capitali finanziari che erano stati acquisiti con le fatiche delle missioni estere (Somalia in particolare) e che essi erano stati indotti ad investire in operazioni spericolate suggerite da ex colleghi, divenuti promotori finanziari? E non e’ forse vero che quegli excolleghi operatori finanziari avevano un trattamento di riguardo negli ambienti della Folgore, fino ad essere introdotti e “raccomandati” presso gli uomini, da parte di alcuni ambienti ed uomini di Comando? E’ vero o non e’ vero che Mandolini aveva dichiarato di voler rompere con la connivenza a quel silenzio, utile solo a mortificare i sacrifici dei suoi compagni ed a salvaguardare degli indicibili ed ignobili interessi finanziari e di immagine di superiori del Reparto? E allora, poiche’ un uomo come Mandolini puo’ essere stato prima accoltellato (e piu’ volte sulle braccia a dimostrazione di una dura lotta a mani nude di un militare esperto contro un avversario armato) e poi finito con una pietra, solo da un uomo a lui pari nella preparazione e nella tecnica di lotta, non e’ forse possibile che quel delitto sia piuttosto ricollegabile a quelle vicende di speculazione finanziaria delle quali mai nessuno ha voluto o accettato di parlare?

 

Voi, signori, Vi mostrate offesi, risentiti, per qualsiasi tentativo di indagare queste o altre minute scelleratezze che si compiono nei Reparti Militari, con la affermazione che tali indagini testimonierebbero uno spirito aggressivo ed una intenzionalita’ di scioglimento dei gloriosi reparti in cui siete fieri di aver servito. Ma e’ tutto diverso il sentimento a cui dovreste essere stati educati e cerchero’ di illustrarvelo attraverso la citazione, con cui concludo, di una severa lezione che ricevetti dal generale Rea sulla “consegna dell’arma”, una cosa che Voi tutti ben conoscete.

 

Si tratta di quellerigorose e severe norme relative al possesso, al non abbandono, alla pulizia dell’arma che sia stata data in dotazione a qualsivoglia militar.

 

Interrogandomi su quella consegna il Gen Rea ricevette da me la orgogliosa esposizione di tutti i doveri inerenti il possesso e la gestione dell’arma. Ma in modo pappagallesco, come mi avrebbe spiegato, e deludente per un vero Comandante quale era l’Uomo che avevo di fronte.

 

Sconsolato di una conoscenza che non aveva alcuna capacita’ di riferimento alla natura del mio essere militare egli mi disse:

 

“Vedi figliolo, la pulizia dell’arma, l’obbligo di non abbandonarla, sono si’ correlate alla tuasicurezza e del bene che sei chiamato a tutelare, ma hanno una ragione piu’ profonda che non quella spesso diffusa di sottrarsi a qualche sanzione se si venisse trovati con un’arma non ben pulita, al punto che molti cercano di sottrarsi alla sua ispezione o di mimetizzare la sporcizia con una pulizia solo esterna e superficiale. L’arma e’ sempre destinata a sporcarsi, sia che la si usi sia che non la si usi, per il solo fatto che essa potrebbe raccogliere polveri e sporcizie che, al momento in cui tu fossi chiamato ad utilizzarla, potrebbero determinarne l’inceppamento ed il non funzionamento, con il fallimento della ragione stessa per cui ti erano state affidate. Ecco perche’ non dovrai mai sentirti offeso da chi abbia legittimazione e potere di volerla ispezionare fin nei suoi piu’ reconditi meccanismi.

 

Ma se questo vale solo per la tua arma personale, che sia una pistola un carro o un velivolo che ti siano stati affidati, e non avesse per te e creasse in te la consapevolezza piu’ alta della necessita’ che sia sempre pulita l’Arma alla quale appartieni, anch’essa esposta a sporcarsi sia che la si usi in battaglia e sia che non la si usi.

 

Allora con la stessa determinazione con cui smonti e pulisci accuratamente tutti i meccanismi della tua arma per poi rimontarla e con la stessa docuilita’ con cui la offri alla ispezione di chi sia legittimato e competente a farlo, tu dovrai sentirti impegnato ogni giorno della tua esistenza militare a smontare l’Arma di appartenenza nei suoi minuti meccanismi, a ripulirli di ogni minima alterazione e sporcizia, ed offrirla alla costante ispezione di chi sia legittimato e competente ad analizzarne lo stato di pulizia ed efficienza. Perche’ se lasci che essa si sporchi, il giorno ed il momento in cui essa fosse chiamata ad essere impiegata potrebbe fallire il suo compito che e’ l’esclusiva difesa della Nazione e la Sicurezza delle Istituzioni Democratiche.

 

Per questo non dovrai temere di pagare alcun prezzo e sentirti fiero piuttosto di quanto dovesse costarti la fedelta’ al giuramento che hai prestato di servire la Patria.

 

E tu non hai ricevuto in dotazione un’arma per esibirla ed incutere attorno a te paura e sottomissione, come ogni volgare criminale. Tu sai che l’uso di quell’arma e’ soggetto a specifiche condizioni e che dovrai essere pronto, sia che la usi sia che tu non la usi, ad accertamento di altri poteri sulla correttezza dei tuoi comportamenti. Se infatti l’avrai usata dovrai essere disponibile alla verifica di un eventuale eccesso di legittimita’, e se non l’avrai usata dovrai essere disponibile ad accertamento e verifica di eventuale violazione della tua consegna. Questa non e’ schizofrenia ma cio’ che rende nobile la nostra professionalita’ di uso della violenza all’interno della natura del nostro Stato, rispetto all’uso della violenza di un qualsiasi criminale da due soldi.

 

Le armi sono le stesse, rispondono ai medesimi meccanismi ed ottengono risultati analoghi, ma e’ nella modalita’ d’uso e nei valori per cui la usi quella tua arma che sta la differenza tra te ed un tuo potenziale avversario. Non esaltarti mai per il possesso e la capacita’ d’uso di un’arma. Sara’ una terribile tentatazione specie per chi come te potrebbe essere chiamato ad operare sistemi d’arma complessi e sofisticati come i moderni velivoli. Mantieni pero’ una altissima professionalita’ curando la consapevole umilta’ di doverla mettere al servizio esclusivo di questo Paese, non di un altro e diverso Paese, anche fosse solo quello della tua aspirazione politica. Questo e solo questo e’ il Paese ed e’ il Popolo che tu sei chiamato a servire ed e’ solo per loro che tu sei tenuto a conservare sempre in piena efficienza e pulizia la tua arma personale e l’Arma come Organizzazione.

 

Ditemi ora, di fronte a tutto questo che e’ stato l’ABC del mio essere Ufficiale di questo Paese, che legittimita’ puo’ avere la presunzione che “conoscendo i luoghi e le persone” non ci sia altro da cercare nella morte e per la morte di Emanuele Scieri? Non ai suoi genitori andrebbe benevolmente concesso di continuare a cercare (inutilmente), ma sarebbe e sarebbe stato compito di ogni uomo militare consapevole del ruolo e dell’onore che competono alla fuzione ed all’Arma non darsi pace finche’ i colpevoli non fossero stati individuati e severamente sanzionati.

 

Con la Vostra, consapevole eo inconsapevole difesa precostituita di un ambiente, Voi avete contribuito e state contribuendo al mantenimento della sua sporcizia, e attentate e state attentando alla sicurezza del Popolo e del Paese che lo avevano scelto come strumento di difesa e garanzia contribuendo alla mimetizzazione della mancata pulizia dell’Arma. A meno che, proprio pensando ad un altro Paese e ad un altro e diverso patto sociale che non la Costituzione, Voi non intendiate pubblicamente affermare che di questo Paese e della sua natura Democratica a Voi non potrebbe importare di meno.

 

Non sono certo della accoglienza di questo mio scritto, ma a differenza della volta precedente esso sara’ inserito in un indirizzario piu’ vasto – assieme al Vostro intervento – proprio perche’ il Popolo possa interrogarsi su quale stima e fiducia debba e possa riporre in coloro che aveva addestrato e mantenuto per la sua esclusiva difesa di sicurezza e natura politica e sociale.

 

Saluti da un ex Uffciale mai pentito del proprio impegno per la Democrazia sotanziale del suo Paese e la difesa della sua natura Democratica.

 

 

                                                                                                          Mario Ciancarella