Egregi Signori di “Congedatifolgore”,

Sono Mario Ciancarella e avemmo gia’ occasione di contatti nel 2000 per la lettera (pubblicata sul vostro sito) di un tale che nascondeva la sua identita’ sotto il nome di “Berlicche” e che trattava della vicenda Scieri.

Leggo ora le reazioni suscitate in Voi dalla pubblicazione del libro a firma dei genitori di Emanuele Scieri e dal rinnovarsi – per lo piu’ in Toscana - di rivisitazioni di quella vicenda unitamente a quella dell’omicidio di Mandolini, e non posso evitare di inviarVi le mie osservazioni e valutazioni.

Non sono certamente io il regista di quel “disegno di aggressione alla Folgore” che Voi dipingete e paventate (nella certezza, comunque di “venirne a capo”), anche se ormai da due anni sto cercando di organizzare una iniziativa pubblica sulla vicenda di Emanuele, dopo essere stato assolto ripetutamente dalle accuse di calunnia verso uomini della Folgore ed aver vinto anche il processo per diffamazione determinato dalla querela del Generale Celentano. Qualcosa vorranno pur dire tante assoluzioni, non credete?

State certi che, se ci riuscira’ di farlo, in Settembre-Ottobre organizzeremo una grande iniziativa su Emanuele Scieri, e Voi ne sarete informati tempestivamente come lo saranno i Comandi Militari, gia’ interessati ed invitati a suo tempo per la iniziativa, poi naufragata, e che doveva tenersi in Pisa nel Settembre 2005. In quella sede se riterrete di intervenire potrete meglio capire, forse, che per la ricerca di Verita’ e Giustizia su quell’omicidio non si tratta di una “Vostra gentile concessione ai genitori di Emanuele” (che con dichiarata evidenza Voi non intendete aggredire solo in considerazione del loro dolore!); ma di un diritto civile di tutta la Comunita’ Italiana, che rivendichera’ con forza e determinazione la necessita’ di rompere ogni connivenza ed ogni complicita’ istituzionale con l’omerta’ che e’ stata esercitata a piene mani (ma con altrettante significative ma non raccolte dissociazioni) nell’ambiente della Folgore.

Vorrei anche dirVi che la “responsabilita’ esclusivamente personale” prevista dalla nostra Costituzione e che Voi giustamente richiamate, non puo’ essere invocata solo in casi simili a questo, per poi svanire quando, a fronte di contestazioni puntuali, i militari si rifugiano spesso nell’alibi della “obbedienza dovuta ad ordini superiori”. La cultura della Democrazia o e’ piena e pienamente assunta in ogni circostanza o semplicemente non e’. Ed essa prevede che per ogni reato o crimine sia possibile chiamare a rispondere non i soli responsabili materiali ma anche quelli eventualmente dispositivi (mandanti) o suggeritori (istigatori) ovvero materialmente complici nell’occultamento delle prove e delle responsabilita’ dirette.

Sono comunque rimasto quell’ex Ufficiale al quale qualcuno di Voi inizio’ a rispondere “vedo che lei e’ un combattente” per poi lasciare incompleta la lettera di risposta proprio quando si iniziava a trattare il tema della Giustizia e della natura politico-militare del Reparto Folgore e della natura criminale della vicenda Scieri.

Sono cioe’ l’uomo che ha individuato cosa potesse leggersi dietro quel “Berlicche” (personaggio legato ad una preparazione squisitamente tipica dell’intelligence) e dove andassero a parare i passaggi di quel suo intervento sulle risultanze tossicologiche che sarebbero emerse (ma che sarebbero state tacitate) dalla analisi sulle feci del cadavere di Emanuele, e sulle prospettive che avrebbero dovuto essermi riservate: “un verme destinato ad essere schiacciato dallo scarpone del valoroso para’”.

E sono anche quell’Ufficiale che riusci’ a rompere la consociazione al silenzio omertoso offrendomi come sponda, e con gli argomenti che solo un buon Ufficiale sa sempre utilizzare con i suoi uomini, ai giovani colleghi di Emanuele. La freddezza di quel mio inserimento certamente inatteso e sentito come illegittima e fastidiosa interferenza nasceva da quella sana, consapevole e determinata indignazione che sempre dovrebbe alimentare lo spirito di un “militare” di fronte a scellerati comportamenti dei propri commilitoni o dei propri superiori.

Oggi sono mosso da un medesimo sentimento di indignazione suscitato da quel vostro “generoso consenso a che i familiari di Emanuele possano continuare a cercare (una cosa che pero’ non dovrebbero mai essere in grado di trovare, secondo chi scrive) e cioe’ la individuazione e la sanzione dei responsabili della morte del loro figliolo”. Anche se l’esercizio di questo loro “diritto”, ovviamente, sembra “offendere”, nella Vostra ottica, l’onore Vostro e dell’Arma. Ma a me in Accademia fu insegnato da formidabili formatori militari – il Gen. Rea ed il Gen. Cazzaniga su tutti – che chi veramente offende l’onore dell’Arma e’ colui che attenta, per quanto alto possa essere il suo grado, ai valori fondamentali che danno senso all’essere un Cittadino in Armi.

E dico indignato perche’ come gia’ trent’anni fa ancor oggi mi risulta insopportabile che possano essere usate categorie valoriali come Diritto, Onore, Bandiera, Patria, solo per coprire responsabilita’ ignobili all’interno del proprio mondo (di cui si e’ fatto impropriamente ed illegittimamente un mondo separato ed una “famiglia” esclusiva ed escludente del cosiddetto mondo civile), quando proprio quei valori richiamerebbero ed imporrebbero di offrire ogni collaborazione per spalancare le porte sugli arcana attraverso i quali qualcuno intende tutelare i colpevoli e liberarli delle responsabilita’ personali. Di quei pochi, certamente, che con i loro comportamenti abbiano tuttavia rischiato di infangare la divisa e l’onore degli Uomini Cittadini in Armi.

Si parte gia’ male, signori miei, quando intendete sostenere la legittimita’ e la non pericolosita’ di uno scritto volgare e cialtronesco come lo Zibaldone del Generale Cementano. Un’innocuo ed inoffensivo scritto, a vostro parere, da leggere sulla spiaggia come una semplice rivista di barzellette, dunque ancor meno devastante o inquietante di una rivista pornografica. Ma sapete bene che non e’ cosi’, proprio a partire da quelle “tradizioni interne” che voi rivendicate come fondanti di una identita’ e solidarieta’ guerriera.

Nessun Comandante, a meno di svilire la propria funzione e l’aura di nobilta’ correlata al grado, potrebbe esercitarsi a far solo ridere i suoi uomini con simili strumenti “goliardici”, come voi definite lo Zibaldone. E tutto cio’ che un Comandante diffonde sulla cultura che anima e dovrebbe animare i propri uomini deve sempre avere pieno raccordo con le migliori tradizioni che vengano coltivate nel mondo militare. Dunque il Gen. Celentano, anche per il modo in cui ha inteso diffondere ai piu’ alti livelli della Forza Armata quella “raccolta di scritti”, con una lettera di accompagnamento che non lascia dubbio alcuno – non illustrava asetticamente circostanze goliardiche e censurabili, ma ne promuoveva e sosteneva in qualche misura la cultura ed i comportamenti correlati, indifferente al fatto che una simile cultura fosse in conflitto insanabile con le prefigurazioni valoriali della nostra Costituzione.

Voglio allora leggere anche a Voi – come feci con il Presidente della Corte che mi vedeva imputato di diffamazione nei confronti del Generale Celentano e che mi vide assolto con pienezza di formula e piena soddisfazione di argomentazioni nelle motivazioni - quell’ultima pagina dello Zibaldone che e’ sfuggita forse ai genitori di Scieri o a chi impaginava il testo del libro, sicche’ e’ rimasta inedita, ed e’ la pagina dove si illustrano le sanzioni “previste” ed applicate dagli anziani nei confronti delle reclute, e correlate alle “mancanze” di questi ultimi.