Da Lo Schermo.it:

Corrado e Isabella Scieri: “Continuiamo a chiedere giustizia per Emanuele"
del 28/10/2007 di Giulio Sensi



LUCCA - “Fin dal primo momento ci siamo battuti per trovare la verità, il dolore non può cancellarlo nessuno, ma vogliamo capire cosa è successo quel giorno dentro la caserma Gamerra di Pisa”. La voce di Isabella Guarino, mamma del paracadutista Emanuele Scieri, è rotta dal pianto mentre ricorda i terribili momenti di quel ferragosto 1999, quando improvvisa arrivò la notizia della morte del figlio appena arruolato nella Folgore.

Il suo corpo giaceva sotto la torretta della caserma, senza segni di percosse, sotto dei tavoli ammassati. Per tre giorni è rimasto là sotto senza che nessuno volesse accorgersene. Prima si ipotizzò il suicidio. Poi l’inchiesta della magistratura. “Ucciso da nessuno” hanno sentenziato le indagini. Del caso del giovane siracusano se ne è riparlato ieri (sabato 27 ottobre) a Capannori (Lucca) nel corso di un’iniziativa, intitolata “Rivitalizzare la Costituzione”, organizzata dal Comune, dall’Osservatorio della Pace dell’amministrazione, dal Comitato Sandro Marcucci, dall’Arci, da Cittadinanzattiva e da Libera.

Poco prima dell’incontro il sindaco di Capannori Giorgio Del Ghingaro e il neo vicesindaco Luca Menesini, con delega alla pace, hanno incontrato i genitori. “Li ringrazio – ha detto Del Ghingaro aprendo i lavori – perché hanno fatto un bel gesto a venire a trovarci. Per noi è l’inizio di una serie di incontri sulla legalità perché la comunità cresce non solo con le azioni di governo, ma anche con la riflessione sui temi importanti della nostra democrazia”.

Un appuntamento – coordinato dall’avvocato Alessandro Berutto - nato su spinta di un gruppo di studenti del Liceo Majorana di Capannori che hanno raccolto più di quattrocento firme per far approvare al consiglio comunale una mozione che chiede la riapertura del caso. Erano presenti anche, invitati dal Comitato Marcucci, il vicepresidente del Senato Milziade Caprili e la senatrice Lidia Menapace, grande protagonista del movimento pacifista italiano fin dal dopoguerra.

E la sala era piena di quei ragazzi che si sono attivati per chiedere giustizia per Emanuele. Lui, appena laureato in giurisprudenza, con una brillante carriera di avvocato di fronte, decide di svolgere il servizio militare nella Folgore. Un ragazzo solare che inizia con il giuramento a Scandicci i primi di agosto il suo anno di leva con entusiasmo e spirito di servizio.

“La sera del 13 agosto, venerdì, – racconta la madre – aveva telefonato alle nove meno e un quarto e casa. Era contento di essere arrivato a Pisa. Le ultime parole che ho sentito esprimevano l’entusiasmo di essere sotto la torre pendente. Era felice. Poi è iniziato il nostro incubo. Tre giorni senza sentirlo, il telefono era spento. Solo il lunedì successivo, alle 16.30, sono arrivati i Carabinieri nella nostra casa dandoci la notizia della morte di Emanuele. È stato terribile. Come è possibile che un ragazzo muoia e rimanga tre giorni abbandonato? In questi casi, quando si registra l’assenza di un commilitone, si dovrebbe controllare metro su metro la caserma. Ancora non abbiamo potuto capire, ma la nostra vita è stata sconvolta. Vi chiediamo, se vi è possibile, di scavare ancora per sapere cosa sia successo a questo ragazzo”.

I genitori di Emanuele, Corrado e Isabella, hanno da poco pubblicato un libro sulla loro vicenda. “Una traccia che rimarrà per sempre – ha commentato Corrado Sceri -, la speranza è che qualcuno lo legga e che possa darci qualche notizia per arrivare a sapere cosa sia successo a nostro figlio”.

Un appello che per otto anni è rimasto inascoltato: nessuno dei vertici militari e dei commilitoni ha fornito indicazioni utili per arrivare alla verità e capire chi lo ha ucciso e perché. Non basta l’ipotesi del gesto di nonnismo finito in tragedia, servono nomi.

“A me hanno riferito anche notizie false – prosegue il padre – cioè che aveva il cranio sfondato e fratture multiple. Ma non aveva ferite il corpo di Emanuele, solo tre incisioni sul collo del piede. A noi rimane la rabbia, perché le indagini non hanno portato a nulla. Non occorreva mettere a soqquadro la caserma, bastava una normale ronda per accorgersi subito di quello che era successo. Il nostro libro vuole comunicare questi stati d’animo e sperare che prima o poi qualcuno si decida a parlare”.

Da subito ha parlato invece Mario Ciancarella, ex militare espulso dall’aeronautica all’inizio degli anni ‘80 per il suo impegno all’interno del movimento di democratizzazione delle Forze Armate.

All’indomani dell’omicidio Scieri, Ciancarella decise di cercare di raccogliere informazioni utili alle indagini e alla ricerca della verità. Qualche commilitone di Emanuele decise di parlare e lui mise a disposizione della magistratura la sua testimonianza. Risultato: arrestato per calunnia nei confronti dei vertici militari della Caserma, caso unico in Italia, poi prosciolto in tutti i gradi di giudizio.

“Promisi ai genitori – ha detto Ciancarella al convegno – che non mi sarei fermato fino a che non si sarebbero trovati i responsabili. Per aver cercato informazioni fra i giovani colleghi di Scieri il procuratore di Pisa intese chiedere ed ottenere la mia incarcerazione per calunnia. Sono stato querelato dal generale Celentano per aver inviato una relazione sulle informazioni raccolte. Le sue accuse non hanno retto per ben sei gradi di giudizio”.

Ciancarella ha ricostruito tutte le incongruenze e le lacune delle indagini sull’omicidio, sui silenzi interni alla Folgore. “Se la Folgore non si libera, diventa una 'Folgore di morte ed omertà' come hanno affermato nel loro libro i genitori di Emanuele. Quello di oggi non è un ricordo mesto di Sceri, è un’iniziativa in cui si fa memoria per individuare i punti sostanziali che sembrano sfuggiti alla politica e alle istituzioni giudiziarie. Chiediamo alla politica scelte responsabili e concrete”.

Una risposta è arrivata dai senatori Menapace e Caprili. “Possiamo fare qualcosa – ha detto Menapace-. Una grande campagna sul caso che parta dalla raccolta di firme e degli ordini del giorno dei consigli comunali (per ora hanno richiesto l’apertura del caso i consigli di Capannori, Seravezza e Montescudaio, n.d.r.). questo può produrre un momento di opinione significativo e noi possiamo proporre in aula una commissione di inchiesta incentrata sul caso e che indaghi sulle colpe e sulle cause di quanto accaduto. Emanuele non sarebbe comunque restituito alla famiglia, ma individuare i responsabili sarebbe un risultato soddisfacente”. “E’ complicato riaprire il caso dopo tanti anni – ha aggiunto Caprili -, ma noi lo tenteremo. Ci sono numerosi strumenti parlamentari per riportare l’attenzione sulla vicenda Sceri e intanto organizzeremo la presentazione del libro dei genitori a Roma”.

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