Chi voglia o ambisca Patrie diverse da questa avrebbe il dovere di dirlo, dichiararlo ed apertamente operare per costruirne una diversa, fondata su riferimenti e valori diversi, accettando al tempo stesso di pagare il prezzo della illeicita’ attuale di simili aspirazioni. Ma non e’ suo diritto fingere docilita’ ed attaccamento a questa Patria mentre ne attenta sordamente alle basi fondamentali, che sono la Democrazia ed il Diritto, la Dignita’ della Persona Umana, la piena Consapevolezza e la totale Responsabilita’ (= abilita’, capacita’, attitudine a rispondere delle proprie azioni e dei propri ordini), la piena osservanza della sua natura Democratica (“L’ordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito Democratico della Repubblica” recita l’art. 52 della Costituzione). Mentre sembra che negli annali del Corpo venga ancora considerato alla stregua di un traditore quel Generale dei Paracadutisti che si schiero’ per la Italia della Lotta di Liberazione, piuttosto che quei suoi colleghi che non solo continuarono la lotta sul fronte fascista ma si adoperarono poi per intessere le trame eversive coltivate successivamente contro la Repubblica Democratica.

Voi, ex paracadutisti dell’Esercito di questa Patria, foste selezionati ed addestrati, e mantenuti con le risorse di questo Paese e del Suo Popolo, solo per il fine di tutelare questa Patria e non di attentare alle sue istituzioni democratiche o di misconoscerne i valori di democrazia.

Le Vostre celebrazioni di Reparti e tradizioni come quella prossima sugli Arditi, non dovrebbero avere piu’ cittadinanza in un mondo militare che ha il diritto di riferire e celebrare solo le tradizioni di questo nuovo Paese, quello nato dalla Resistenza. E’ infatti come se vecchi reduci o nostalgici del regime nazista pretendessero che i propri Reparti o i propri congedati potessero celebrare in piena liberta’, e con pretesa di legittimita’, i fasti e la memoria dei Reparti delle SS tedesche.

Vi chiedo, sperando in una qualche forma di risposta (forse impossibile), se siate consapevoli che ogni Stato ha diritto di mantenere, strutturare e organizzare solo apparati ed amministrazioni omologhi a se stesso ed alle proprie tradizioni valoriali e non possa consentire ad alcuna forma organizzata di aperto dissenso e di aperta incompatibilita’ con la propria natura costituzionale. Diversamente sarebbe come se i picciotti della Mafia pretendessero di poter esprimere e propagandare apertamente ed impunemente i “valori” della criminalita’ organizzata, in uno Stato fondato sul Diritto e sulla Legalita’ Democratica.

E ancora mi chiedo come sia possibile allora, per uomini addestrati al senso di sacrificio e dell’onore fino a dare la vita per la difesa di questa Patria, sfigurare il senso dell’onore e della lealta’, in connivenza ed omerta’ per quanti nella propria realta’ sociale abbiano distorto quei valori fondamentali in prevaricazione ed irresponsabilita’, in improntitudine violenta e pretesa di impunita’.

Ditemi se non sia vero che se a Pisa, nella stessa Caserma Gamerra, fosse scoppiata una bomba o anche solo un petardo, sotto l’ultima jeep dismessa e ricoverata nell’ultimo e dimenticato garage della rottamazione, tutto il corpo si sarebbe sentito profondamente leso nel proprio orgoglio ed onore. E se non sia vero che tutti gli uomini avrebbero collaborato alla ricerca dei responsabili, consentendo che i Comandi esercitassero tutti i legittimi poteri connessi con le funzioni per rendere impossibile la vita agli accasermati finche’ tutti non si fossero dissociati dal responsabile o dai responsabili di un gesto di terrorismo (in caso della bomba) o di goliardia (nel caso del petardo) e ne avessero resa possibile la individuazione e la sanzione piu’ severa correlata alla responsabilita’. Insomma di “venirne a capo”, ne’ piu’ ne’ meno di come oggi intendete venire a capo della identificazione del fastidioso regista di quella che ritenete una operazione Scieri-Mandolini ordita contro la Folgore, e che ritenete offensiva dell’onore del Reparto e della Vostra comune tradizione.

Ditemi allora, Vi prego, perche’ tutto cio’ non e’ accaduto nella vicenda Scieri e Mandolini, e perche’ altrettanta determinazione per “venirne a capo” non e’ stata dichiarata ed esercitata, diffusa e promossa, per l’individuazione dei responsabili di due omicidi diversi ma entrambi criminali, consumati nel mondo degli Uomini con le stellette? Fino al punto da accettare ed avallare, con silenzi imperturbabili, indecorose descrizioni di conflitti omosessuali nella vicenda Mandolini (che era stato caposcorta del Gen Loi in Somalia, va ricordato) e da prospettare soluzioni suicide per depressioni ed impasticcamenti, o esiti disgraziati di pratiche vouyeristiche, nel caso di Emanuele Scieri. Quanto sarebbe piu’ leale e lineare, non credete?, ammettere che ebbene si’ essi siano stati eliminati perche’ ritenuti pericolosi per la “onorabilita’” delle “tradizioni logiche” cui si attribuisce una specie di idolatria servitu’.

In entrambe le vicende non vi e’ possibilita’ che a tali e tanto diffusi maestosi silenzi possa corrispondere una altrettanto reale e diffusa disconoscenza delle vere cause e delle reali dinamiche degli omicidi. In entrambe le vicende c’e’ una sola possibile motivazione: ed e’ che essi si fossero resi “diversi e dunque nemici” della organizzazione, pur nella assoluta incomparabilita’ della loro esperienza militare, e dunque fossero divenuti “alieni”, “cagnacci o cani morti” su cui non e’ necessario attardarsi o sulla cui sorte (“meritata”) non e’ il caso di darsi pensiero.

Se vorrete intervenire alla prossima iniziativa su Scieri avrete modo di sentire e valutare delle osservazioni molto stringenti su quella sciagurata vicenda, che attestano la ignobilta’ delle procedure di garanzia di immunita’ e delle ambizioni di impunita’ che sono state consentite ed assecondate anche dai Magistrati e dai corpi inquirenti con indagini approssimative e dalle Istituzioni politiche con la loro inerzia. Ma gia’ da oggi, per Mandolini, posso e voglio porVi invece qualche interrogativo.

Ditemi allora: E’ vero o non e’ vero (o voi non ne siete forse a conoscenza?) che in quel periodo molti para’, reduci dalla Somalia, dovettero subire perdite ingenti di quei personali capitali finanziari che erano stati acquisiti ed accumulati con le fatiche delle missioni estere (Somalia in particolare) e che essi erano stati indotti ad investire in operazioni spericolate suggerite da ex colleghi, divenuti promotori finanziari? E non e’ forse vero che quegli excolleghi operatori finanziari avevano un trattamento di riguardo negli ambienti della Folgore, fino ad essere introdotti e “raccomandati” presso gli uomini, da parte di alcuni ambienti ed uomini di Comando? E’ vero o non e’ vero che Mandolini aveva dichiarato di voler rompere con la connivenza a quel silenzio, utile solo a mortificare i sacrifici dei suoi compagni ed a salvaguardare degli indicibili ed ignobili interessi finanziari e di immagine di superiori del Reparto? E allora, poiche’ un uomo come Mandolini puo’ essere stato prima accoltellato (e piu’ volte, sulle braccia, a dimostrazione di una dura lotta a mani nude di un militare esperto contro un avversario armato) e poi finito con una pietra solo da un uomo a lui pari nella preparazione e nella tecnica di lotta, non e’ forse possibile che quel delitto sia piuttosto ricollegabile a quelle vicende di speculazione finanziaria delle quali mai nessuno ha voluto o accettato di parlare, che non alle fantasiose e depistanti prospettive di un conflitto tra omosessuali?

Voi, signori, Vi mostrate offesi, risentiti, per qualsiasi tentativo di indagare queste o altre minute scelleratezze che si compiono nei Reparti Militari, con la affermazione che tali indagini testimonierebbero uno spirito aggressivo ed una intenzionalita’ di scioglimento dei gloriosi reparti in cui siete fieri di aver servito. Ma e’ tutto diverso il sentimento a cui dovreste essere stati educati, e cerchero’ di illustrarvelo attraverso la citazione, con cui concludo, di una severa lezione che ricevetti dal generale Rea sulla “consegna dell’arma”, una cosa che Voi tutti ben conoscete.

Si tratta di quelle rigorose e severe norme relative al possesso, al non abbandono, alla pulizia ed alla ispezione dell’arma che sia stata data in dotazione a qualsivoglia militare.

Interrogandomi su quella consegna il Gen Rea ricevette da me la orgogliosa esposizione di tutti i doveri inerenti il possesso e la gestione dell’arma. Ma in modo pappagallesco, come mi avrebbe spiegato, e deludente per un vero Comandante quale era l’Uomo che avevo di fronte.

Sconsolato di una conoscenza che non aveva alcuna capacita’ di riferimento alla natura del mio essere militare e del servizio cui ero chiamato, egli mi disse:

“Vedi figliolo, la pulizia dell’arma, l’obbligo di non abbandonarla e di lasciarla ispezionare, sono si’ correlate alla sicurezza tua personale e del bene che sei chiamato a tutelare, ma hanno una ragione piu’ profonda che non quella spesso diffusa, di evitare qualche sanzione se si venisse trovati con un’arma non ben pulita, al punto che molti cercano di sottrarsi alla sua ispezione o di mimetizzare la sporcizia con una pulizia solo esterna e superficiale. L’arma e’ sempre destinata a sporcarsi, sia che la si usi sia che non la si usi, per il solo fatto che essa potrebbe raccogliere polveri e sporcizie le quali, al momento in cui tu fossi chiamato ad utilizzarla, potrebbero determinarne l’inceppamento ed il non funzionamento, con il fallimento della ragione stessa per cui ti erano state affidate. Ecco perche’ non dovrai mai sentirti offeso dalla richiesta di chi abbia legittimazione e potere di volerla ispezionare fin nei suoi piu’ reconditi meccanismi.

Ma se questo vale solo per la tua arma personale, che sia una pistola un carro o un velivolo che ti siano stati affidati, e non avesse per te, e non creasse in te, la consapevolezza piu’ alta della necessita’ che sia sempre pulita anche l’Arma intesa come organizzazione alla quale appartieni - anch’essa esposta a sporcarsi sia che la si usi in battaglia e sia che non la si usi – la conoscenza di queste consegne sarebbe un esercizio inutile e senza senso.

Allora con la stessa determinazione con cui smonti e pulisci accuratamente tutti i meccanismi della tua arma personale, per poi rimontarla, e con la stessa docilita’ con cui la offri alla ispezione di chi sia legittimato e competente a farlo, tu dovrai sentirti impegnato ogni giorno della tua esistenza militare a smontare l’Arma-Organizzazione di appartenenza nei suoi minuti meccanismi, a ripulirli di ogni minima alterazione e sporcizia, ed offrirla alla costante ispezione di chi sia legittimato e competente ad analizzarne lo stato di pulizia ed efficienza. Perche’ se lasci che essa si sporchi e rimanga sporca, il giorno ed il momento in cui essa fosse chiamata ad essere impiegata potrebbe fallire il suo compito che e’ l’esclusiva difesa della Nazione e la Sicurezza delle Istituzioni Democratiche.

Per questo non dovrai temere di pagare alcun prezzo e sentirti fiero piuttosto di quanto dovesse costarti la fedelta’ al giuramento che hai prestato di servire la Patria.

E tu non hai ricevuto in dotazione un’arma per esibirla ed incutere attorno a te paura e sottomissione, come ogni volgare criminale. Tu sai che l’uso di quell’arma e’ soggetto a specifiche condizioni e che dovrai essere pronto, sia che tu la usi sia che tu non la usi, all’accertamento di altri poteri sulla correttezza dei tuoi comportamenti. Se infatti l’avrai usata dovrai essere disponibile alla verifica di un eventuale eccesso di legittimita’, e se non l’avrai usata dovrai essere disponibile ad accertamento e verifica di eventuale violazione della tua consegna. Questa non e’ schizofrenia ma cio’ che rende nobile la nostra professionalita’ all’interno ed in armonia della natura democratica del nostro Stato, per quanto nell’uso della violenza, rispetto all’uso della violenza di un qualsiasi criminale da due soldi.

Le armi del criminale e del servitore della Patria sono le stesse, rispondono ai medesimi meccanismi ed ottengono risultati analoghi, ma e’ nella modalita’ d’uso e nei valori per cui la usi quella tua arma che sta la differenza tra te ed un tuo potenziale avversario. Non esaltarti mai per il possesso e la capacita’ d’uso di un’arma. Sara’ una terribile tentazione specie per chi come te potrebbe essere chiamato ad operare sistemi d’arma complessi e sofisticati come i moderni velivoli. Mantieni pero’ una altissima professionalita’ curando la consapevole umilta’ di doverla mettere al servizio esclusivo di questo Paese, non di un altro e diverso Paese, anche fosse il Paese a cui sentiresti di ambire nella tua ispirazione politica. Questo, e solo questo, e’ il Paese ed e’ il Popolo che tu sei chiamato a servire: l’Italia Repubblicana e Costituzionale nata dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione. Ed e’ solo per loro che tu sei tenuto a conservare sempre in piena efficienza e pulizia la tua arma personale cosi’ come l’Arma-Organizzazione.”

Ditemi ora, di fronte a tutto questa lezione di “Arte Militare”, una lezione che e’ stata l’ABC del mio essere Ufficiale di questo Paese, che legittimita’ puo’ avere la presunzione che “conoscendo i luoghi e le persone” non ci sia altro da cercare nella morte e per la morte di Emanuele Scieri? Non solo ai suoi genitori andrebbe “benevolmente concesso” di continuare a cercare (inutilmente) i responsabili, ma sarebbe e sarebbe stato compito di ogni uomo militare consapevole del ruolo e dell’onore che competono alla funzione ed all’Arma non darsi pace finche’ i colpevoli non fossero stati individuati e severamente sanzionati.

Con la Vostra, consapevole e/o inconsapevole difesa precostituita e pregiudiziale di un ambiente, Voi pretendete solo di sottrarVi alla ispezione di “pulizia dell’Arma” ed avete contribuito e state contribuendo al mantenimento della sua sporcizia, e attentate e state attentando alla sicurezza del Popolo e del Paese che la avevano scelta come strumento di difesa e garanzia contribuendo alla mimetizzazione della mancata pulizia dell’Arma. A meno che, proprio pensando ad un altro Paese e ad un altro e diverso patto sociale che non la Costituzione, Voi non intendiate pubblicamente affermare che di questo Paese e della sua natura Democratica a Voi non potrebbe importare di meno. E che dunque rocciosamente Vi opponete a qualsiasi indagine sulla “sporcizia accumulata nell’Arma”.

Non sono certo della accoglienza di questo mio scritto, ma a differenza della volta precedente esso sara’ inserito in un indirizzario piu’ vasto – assieme al Vostro intervento – proprio perche’ il Popolo possa interrogarsi su quale stima e fiducia debba e possa riporre in coloro che aveva addestrato e mantenuto per la sua esclusiva difesa di sicurezza e natura politica e sociale.

Saluti da un ex Uffciale mai pentito del proprio impegno per la Democrazia sostanziale del suo Paese e la difesa della sua natura Democratica.
Mario Ciancarella