COMITATO SANDRO MARCUCCI

Convegno del 29 Settembre 2005


RELAZIONE di Mario Ciancarella



Mi scuso anzitutto se per la maggior parte del mio intervento seguiro’ uno scritto preconfezionato. Ma si da’ che io sia stato spesso accusato per quanto abbia detto, ed e’ allora necessario che sia perfettamente individuabile non solo il contesto della mia esposizione ma anche il suo processo, e cioe’ la sequenza delle premesse da cui parte e delle conclusioni cui perviene attraverso la motivata argomentazione del percorso logico seguito nel corpo dell’intervento. Per essere pronto a rispondere come sempre, ed in piena consapevolezza, di quanto io abbia potuto affermare; ma per evitare il rischio che le mie parole possano essere arbitrariamente distorte, alterate, estrapolate dal contesto ed utilizzate per costruire accuse infondate o immotivate.

Abbiamo invitato a partecipare alla inziativa, ed anche ad intervenire se volessero, non solo gli operatori della Informazione, gli Amministratori Locali ed i Parlamentari, ma anche i Comandi Militari. Non per mettere costoro sotto accusa, ma per porre loro, come faremo per gli altri nominati esponenti di professioni in qualche misura interessate dalle vicende che qui tratteremo, gli interrogativi certamente duri ma ineludibili che nascono dalle vicende di cui facciamo memoria.

Qualcuno si chiedera’ che senso abbia una iniziativa del genere, su due casi ormai archiviati, di morte violenta. Che senso abbia il farlo quando sulla nostra convivenza civile si addensano i pericoli ed i timori del terrorismo senza volto ne’ nome, quando i problemi economici nel Paese e nel contesto internazionale inviterebbero le famiglie a preoccuparsi di problemi piu’ urgenti che non quello della memoria su due morti ormai consegnate agli archivi della fatalita’ e della non indagabilita’ o comunque della assenza di responsabili.

Ebbene noi siamo convinti che proprio queste nuove emergenze dettino e suggeriscano invece l’urgenza di rivisitare gli eventi di cui oggi facciamo memoria. Perche’ siamo convinti che solo la costruzione di una Democrazia sostanziale - cioe’ di un regime in cui si dichiarano sovrani i Diritti della Persona Umana e del Cittadino e si garantisce il loro pieno esercizio e la massima tutela, un regime ove si vuole che lo Stato sia uno Stato di Diritto e di Certezza del Diritto - sia l’unico antidoto efficace contro ogni aspirazione ed esercizio di violenza terroristica e contro ogni mutazione istituzionale dettata dalla logica di qualsivoglia emergenza: economica o di sicurezza. E siamo convinti che l’unica difesa contro queste aberrazioni sia dunque la costruzione e l’esercizio di maggiore Democrazia e di maggiore garanzia e tutela dei Diritti, piuttosto che la restrizione o la negazione di quei Diritti.

Non e’ inutile dunque ricordare oggi Sandro Marcucci ed Emanuele Scieri – tenendo presente, con loro, la teoria infinita di vittime di una brutalita’ rimasta senza responsabili – e rivendicare per tutti loro Verita’ e Giustizia. E non e’ inutile, e tantomeno strumentale, farlo proprio ora, poco prima di un lungo confronto pre-elettorale (peraltro gia’ in atto) tra i due schieramenti che nel prossimo futuro vorrebbero tornare a governare l’uno o continuare a governare l’altro la Politica del nostro Paese.

Perche’ una Politica che non sappia mettere al primo posto la tutela dei Diritti Fondamentali dei Cittadini e della Persona Umana, che non sappia o non voglia assumere impegni veri per avviare percorsi di Verita’ e non voglia cercare e costruire strumenti e percorsi concreti per realizzare Giustizia, sarebbe una Politica solo avida di Potere. L’antitesi di qualsiasi Democrazia, pur formalmente affermata.

Impegni concreti, organicamente strutturati e verificabili; interventi tanto legislativi che governativi, e non solo o non piu’ dunque quelle dichiarazioni standardizzate di mestizia e di impegno generico - dichiarazioni cosi’ vuote e disattese che esse ci appaiono sempre piu’ come false - che ci sentiamo ripetere da anni ad ogni commemorazione celebrativa di ogni delitto e di ogni strage rimasti impuniti.

Senza di questo, tutto quanto e’ pensabile di male ci puo’ ancora accadere, perche’ il Potere, al contrario di cio’ che noi chiamiamo Politica, ha altre servitu’ da rispettare che non il Diritto delle Persone, altre gerarchie occulte o di apparato da rispettare che non il primato della Persona, altre ambizioni da realizzare che non il benessere e la sicurezza dei Cittadini e dei Popoli.

Permettetemi allora di iniziare con la citazione di quell’indubbio campione del pensiero Democratico che e’ Vaclav Havel, primo presidente - dopo gli anni di soggezione al regime sovietico determinato dagli accordi di Yalta - della Repubblica Federativa Ceca e Slovacca, e dal 1992, anno di una scissione incredibilmente pacifica, della sola Repubblica Ceca. Una persona che sentiamo a noi vicina non solo per la condivisione del suo pensiero politico e filosofico, ma perche’ egli condivide, con altre Personalita’ di altissimo valore, il prestigio di essere tra i membri piu’ autorevoli di quel Club di Budapest che iscrive, nella sua ricerca di Pace e di Giustizia tra i Popoli, anche l’uomo che ha accettato, gratificandoci e rendendoci fieri del privilegio a noi riservato, di essere garante scientifico del nostro Comitato. E cioe’ con Erwin Lazslo qui presente e del quale abbiamo ascoltato la prolusione introduttiva (ovvero: il quale, nella impossibilita’ di intervenire personalmente, ha inviato il messaggio che e’ stato letto nella introduzione del moderatore). Dice Havel:

“Il potere e’ costretto a falsare la Verita’ perche’ prigioniero delle proprie menzogne. Il potere falsa il passato, il presente ed il futuro […] Falsa i dati statistici. Finge di non avere un onnipotente apparato di Polizia capace di qualsiasi azione, finge di rispettare i Diritti dell’Uomo, finge di non perseguitare nessuno, finge di non avere paura, finge di non fingere.” E ancora: “La Verita’ si apre la strada tra i conflitti. Vivere nella Verita’ non significa raggiungere una condizione ideale. Cio’ che essa ci chiede e’ un costante processo di ricerca. Poiche’ nel sistema post-totalitario il vivere nella verita’ si e’ trasformato nel terreno di coltura principale di ogni politica indipendente e alternativa, qualunque riflessione sul carattere e sulle prospettive di una tale politica deve necessariamente rispecchiare anche questa sua dimensione morale, in quanto essa diviene fenomeno politico.”

Ecco perche’ questa iniziativa non ci pare inutile e non ci sembra estranea al contesto delle preoccupazioni che si agitano attualmente tra i nostri Cittadini. Senza Verita’ e senza Giustizia, senza affermazione, garanzia, rispetto e tutela per i Diritti Umani la Democrazia, ne siamo convinti, non va da nessuna parte

Su questa nostra iniziativa incombono le immagini di due Persone cariche di vita. Sandro Marcucci ed Emanuele Scieri. Due persone che tuttavia sono state scippate, in circostanze e per motivazioni apparentemente diverse, di quel bene unico ed irripetibile che e’ proprio la Vita. Motivazioni e circostanze apparentemente diverse, abbiamo detto. Solo apparentemente pero’, perche’ cio’ che accomuna le due vittime e’ in realta’ la condizione di “aver disturbato” il potere e di essere rimaste schiacciate dalla sua feroce reazione. In ogni delitto infatti, pur nelle diverse circostanze in cui esso si consumi, nella diversita’ dei soggetti, dei modi della esecuzione e delle armi utilizzate, cio’ che spesso accomuna le vittime e’ il movente che ha animato i responsabili. E’ per questo infatti che ogni indagine di fatti criminosi offre maggiori spunti e competenze agli investigatori per arrivare alla soluzione di altri e diversi delitti.

Per questo motivo faro’ riferimenti, pur accennandole e basta, anche a molte altre situazioni di delitti e di stragi impunite. Perche’ tutto si lega, in queste scellerate vicende, e riferisce alle forme in cui poteri occulti di varia natura hanno sempre agito nel nostro Paese, condizionando e costringendo i propri referenti che agivano all’interno delle Istituzioni Democratiche a costruire condizioni di immunita’ ed impunita’ per i responsabili eccellenti di tali delitti e stragi.

Non sono qui a rivendicare nulla di quanto possa essermi costato, personalmente, il coinvolgimento della vicenda Scieri, per il semplice motivo che non potevo non farlo senza tradire l’impegno che Sandro aveva trasmesso a tutti noi suoi amici e colleghi militanti nel Movimento Democratico dei Militari, con la sua vita e con la sua morte per mano omicida. Come e’ stato per Emanuele: Fare cioe’ cio’ che e’ giusto e doveroso fare, costi quello che costi, senza altra rivendicazione che l’aver agito per motivi di Giustizia e per la affermazione della Verita’.

Questo “senso della Giustizia e del Dovere” che Sandro costantemente riproponeva andava ben al di la’ dei concetti di dovere che vengono proposti nel mondo dei Cittadini con le stellette. Ed e’ questo suo pensiero che oggi vorrei ancora una volta ricordare, per poter porre poi con la legittimazione che viene dal sangue delle vittime, i pesanti interrogativi finali a coloro che sono stati invitati: Operatori della Informazione, Amministratori Pubblici, Parlamentari, Comandi Militari.

Vedete, quando Sandro insisteva per convincermi a tornare a coinvolgerci assieme nelle indagini su Ustica, benche’ avessimo gia’ pagato prezzi disumani fin dai primi tentativi di ricerca della Verita’ per quella scellerata vicenda, di fronte alle mie reticenze, per quanto potessero sembrare giustificate, egli mi proponeva questo aspetto del suo concetto di dovere, ben piu’ ampio di quello che ci veniva dalla nostra cultura militare condivisa. Diceva:

“Noi che ci riempiamo la bocca della retorica dell’eroismo sui campi di battaglia, dove dovremmo essere pronti anche a dare la vita in nome di una Patria senza volto, come potremo essere credibili se il nostro senso del dovere, nella quotidianita’, si fermasse alla passiva obbedienza agli ordini ricevuti, anche se quegli ordini fossero illegitttimi, criminogeni e criminali? O se ci rendessimo complici con l’azione, l’omissione e l’omerta’ di soprusi e violenze? Dobbiamo riscoprire – continuava – che il vero senso del dovere puo’ nascere solo dalla affermazione e dalla tutela dei Diritti Fondamentali di qualsiasi Cittadino Italiano, e di piu’, di qualsiasi Persona Umana. Perche’ essi sono il vero ed unico volto di quella Patria in nome della quale si deve essere pronti a dare la vita.

Ma se per i Diritti violati di quei Cittadini-Persone noi non fossimo pronti a mettere in gioco non la vita ma neppure una certezza di carriera, una scrivania, una poltrona, o un grado, se non fossimo disponibili a mettere a rischio la nostra serenita’ personale e la sicurezza familiare, come potremo essere credibili quando affermiamo di essere disponibili a mettere in gioco, in condizioni di guerra, la nostra stessa vita e dunque tutto il nostro futuro e la serenita’ e sicurezza dei nostri cari?”

Vedete, questa semplicissima affermazione colpisce nel centro e raggiunge direttamente il cuore dei problemi e delle questioni che affrontiamo. E che oggi riprendiamo nel nome di Emanuele Scieri e di Sandro Marcucci ma che potrebbero avere altri nomi ed altri volti noti ed essere ricordati come Ilaria Alpi o come Carlo Giuliani, o avere i nomi ignoti ai piu’ delle singole vittime di ogni strage del nostro Paese rimasta impunita, da Piazza Fontana a Milano e da Piazza della Loggia a Brescia e ancor prima da Portella delle Ginestre fino a Bologna ed Ustica, passando per uno stillicidio di violenze contro inermi cittadini lasciati senza Verita’ e senza Giustizia.

Perche’ accade questo? Perche’ e’ calato sulla vicenda di Emanuele Scieri l’orrido sudario del silenzio e della dimenticanza? Perche’ sulla sorte di Sandro Marcucci e’ stato steso fin da subito l’orrido telo della menzogna e della alterazione delle evidenze?

Perche’ vedete in questo Paese esistono schiere innumerevoli di Funzionari, di Magistrati, di Periti Tecnici e persino di Amministratori Locali o di Parlamentari, sia dei Governi che delle Opposizioni, i quali sembrano essersi specializzati nel “non vedere” quando sia stato loro chiesto di non guardare, nel “non interrogarsi e non interrogare” quando sia stato loro chiesto di non cercare di capire, nel “non chiedere e non indagare” se sia stato loro chiesto di non essere troppo curiosi e fastidiosi.

Addirittura, come nel caso dei periti, di saper offrire letture ed interpretazioni, cervellotiche ed improbabili, delle vicende che essi avrebbero dovuto invece analizzare con strumenti e secondo metodi e prospettive scientifiche, e cioe’ tali da non potersi offrire alle libere interpretazioni personalistiche di chicchessia (tanto meno le loro). Letture e soluzioni che allora ci appaiono piuttosto interessate e finalizzate a confermare soluzioni preconfezionate volute dai poteri occulti che si dispiegano in certe situazioni.

Sto pensando alle perizie sulle vicende di Emanuele e di Sandro che valuteremo insieme “leggendo” appena alcuni particolari degli scenari dei loro omicidi fissati, in modo inalterabile, dai rilievi fotografici effettuati nell’immediatezza del rinvenimento dei loro cadaveri. Ma con gli stessi criteri potremmo analizzare ancora una volta le perizie ignobili su Ilaria Alpi, su Carlo Giuliani, sulle vittime e sulle circostanze della Moby Prince, come di ogni altra strage impunita. Non ultima la strage dei Cadetti della Marina sacrificati a due passi da questa Citta’ di Pisa, nell’incidente sul Monte Serra determinato da ignobili circostanze, successivamente occultate, di mancanza di abilitazione di uno dei piloti a bordo del velivolo. La strage negata, ancor piu’ che impunita, che piu’ di ogni altra ha segnato il mio destino di dissidente dalle ipocrisie del Potere.

Ed ecco che allora la “catechesi” di Sandro insisteva sull’aspetto conseguente del pensiero che mi andava proponendo. Diceva:

“Fin quando il sangue dei figli degli altri varra’ meno del sangue dei nostri figli, fin quando il dolore degli altri per la morte dei loro figli varra’ meno del nostro dolore per la morte dei nostri figli, ci sara’ sempre qualcuno pronto ad uccidere ignari Cittadini, con bombe o missili, in una Stazione, su un treno, su un aereo, in una banca o in una piazza (e oggi potremmo aggiungere in una Caserma), con la certezza di non essere individuato e perseguito. E questo accadra’ grazie anche alla nostra indifferenza per non essere stati colpiti direttamente nei nostri affetti, ed alla nostra non familiarita’ con le vittime, che consente alla memoria di ridursi a celebrazione, ed alla nostra iniziale indignazione e determinazione per ottenere Verita’ e Giustizia di diluirsi con il passare del tempo scivolando verso l’oblio. Questo ai familiari delAllora – insisteva - dobbiamo divenire familiari di quelle povere vittime, per lottare per la Verita’ e la Giustizia sulla loro vicenda e sulla loro sorte iniqua con la stessa incrollabile determinazione dei loro parenti naturali. E noi dobbiamo e possiamo farlo con quel pizzico di apparente cinismo in piu’ che ci viene da competenze e professionalita’ che mancano a quei parenti naturali e che noi avremmo dovuto coltivare per la Difesa del Paese e del Diritto dei suoi Cittadini ma che qualcuno vorrebbe stravolgere per metterle al servizio dei poteri piu’ forti ed occulti e dei loro interessi illeciti ed illegittimi.”

E quanta ragione c’era in queste frasi di Sandro. Perche’ vedete non basta ai parenti naturali, per acquisire competenze a loro ignote fino a quel giorno di tragedia, l’aver subito lo scippo violento di affetti e il dover vivere il dramma di ricerche per le quali devono improvvisamente reinventarsi ruoli e competenze per cui non erano preparati, e che certamente non saranno mai in grado di acquisire con la freddezza e la efficienza di chi si prepari invece asetticamente ad una professionalita’ investigativa non determinata da coinvolgimenti ed emozioni affettive.

Essi, i parenti naturali delle vittime, possono anche subire l’estremo oltraggio e la beffa di essere prima consolati e poi depistati ed utilizzati proprio dai carnefici dei loro cari o comunque dai complici piu’ diretti di quei carnefici impegnati a garantirne la impunita’.

Lusingati, caricati di aspettative improbabili, ingannati con menzogne che non sono in grado di intercettare con l’immediatezza necessaria, deprivati di informazioni fondamentali alla interpretazione di quanto accaduto, esasperati e poi delusi ed umiliati. Perche’ anche quando si ribellassero alla sensazione precisa di essere stati ingannati, il Potere sarebbe in grado di reagire con quella “comprensione ipocrita” per quelli che il Potere definisce i loro eccessi e che tuttavia “benevolmente” perdona loro in virtu’ del loro ruolo di parenti delle vittime.

E l’esasperazione dei parenti delle vittime puo’ essere addirittura costruita perche’ siano loro, i familiari naturali delle vittime, a divenire funzionali alla propalazione del depistaggio piu’ efficace.In questo micidiale tiraemolla di attese e di speranze deluse essi devono divenire, nelle aspettative dei responsabili esecutivi o dispositivi delle vicende mortifere che hanno coinvolto i loro cari, i migliori “complici inconsapevoli” del percorso necessario a soddisfare le aspettative e le necessita’ di impunita’ dei colpevoli: il guadagnare tempo.

Quel tempo che fa scemare progressivamente la attenzione e la tensione etica nella solidarieta’ della Societa’ Civile, quel tempo che smorza la memoria attiva e carica di intransigenza, che sbiadisce le immagini e vaporizza progressivamente i riscontri probatori, che sfuma il ricordo limpido e rischia di far indebolire e narcotizzare la coscienza degli stessi parenti naturali delle vittime, impedendo loro di mantenere attenzione sui particolari davvero importanti, alterando la loro soglia di percezione e distinzione dei particolari fondamentali non piu’ distinti da quelli dettati dalla mestizia e dagli affetti perduti. E c’e’ un metodo per realizzare tutto questo: creare condizioni di raffinato depistaggio e di inconsapevole complicita’.

Un esempio drammatico ci viene dalla vicenda del velivolo militare caduto sulla scuola di Casalecchio. Uno dei genitori, rappresentante di tutti i familiari delle vittime, fu avvicinato da un generale dello Stato Maggiore il quale gli assicuro’ che, dopo l’incidente, l’Aeronautica stava costituendo un Ufficio di Sicurezza del volo per evitare che in futuro potessero ripetersi incidenti simili.

Ma, vedete, quell’Ufficio esisteva da sempre, possiamo dire, in ambito Aeronautica, ed e’ sempre stato un Ufficio di altissima professionalita’ e specializzazione. Ma quel colloquio aveva un obiettivo preciso: se i genitori dei ragazzi avessero accusato l’Aeronautica di non avere un simile strumento di prevenzione e controllo sarebbero stati miseramente smentiti dalla pluriennale esistenza di quello stesso Ufficio. E se avessero attribuito ad un Generale quella informazione essi sarebbero stati smentiti con una ovvia dichiarazione di “impossibilita’” (trattandosi di un generale dell’Aeronautica, che ben conosceva l’ordinamento della sua Forza Armata) che si sarebbe abbinata con la “comprensione” per la condizione di afflizione dei parenti delle vittime che certamente aveva indotto il genitore a capire in maniera distorta quanto gli era stato dichiarato. E cosi’ non ci sarebbe piu’ stato spazio (come non ce n’e’ stato) per analizzare se quell’Ufficio di Sicurezza del volo avesse agito correttamente in ogni fase precedente all’incidente e durante la sequenza del disastro.

E’ l’utilizzazione cinica e crudele che viene fatta dei parenti delle vittime. E potremmo dire altrettanto per altri rappresentanti di familiari di vittime di stragi indotti a sposare tesi depistanti, indotti a sollevare e sostenere proposte non mai praticabili da un qualsiasi Stato moderno per come sono state loro suggerite e da loro metabolizzate, e cosi’ via dicendo.

Cosi’, ad esempio, io sono convinto (potrei anche sbagliarmi; ma questa e’ una possibilita’) che i genitori di Emanuele si sentano ancora oggi maggiormente offesi e colpiti – ancor piu’ che dagli esiti di archiviazione delle indagini, che piuttosto li deludono ed addolorano - per quei sospetti ventilati, indagati e comunque lasciati li’ in sospeso sulle condizioni psichiche del loro figliolo all’atto del decesso e sulla sua presunta introversione (che sarebbe una dichiarazione esilarante, se non fosse drammatica, per chi come me abbia potuto vivere anche solo per poche ore tra i suoi amici di Siracusa e conoscere dalla loro memoria quel tumulto umano di vitalita’ che doveva essere Emanuele Scieri).

Ma questo ha un indubbio obiettivo depistante. E spiace e preoccupa che, appena poche ore dopo aver affidato la perizia medicolegale al perito della Procura – con 60 giorni di tempo per presentare conclusioni sulle dinamiche mortifere – fosse proprio la Procura a lasciar trapelare alla stampa una simile prospettiva suicida. Ma tutto questo non sorprende.

Infatti una simile prospettazione, da chiunque fosse stata suggerita, era evidentemente finalizzata a spingere i familiari a repliche indignate che si caricassero di tensione e di ricordo insieme, per dire e dimostrare che Emanuele non aveva alcuna propensione suicida. E noi siamo certi, con i genitori di Emanuele, che quella depressione, disgustosamente sostenuta anche da scritti successivi di anonimi paracadutisti su siti internet in qualche modo riferiti alla Folgore, fosse del tutto inesistente. Ma questo argomento rischiava e rischia di sospingerci ancora una volta lontano dall’obiettivo, dallo scenario reale di morte che andava indagato le vittime non accade.

Anche se quel cadavere fosse appartenuto ad un ragazzo improvvisamente caduto in depressione, esposto dunque a rischio di tentazioni suicide, e’ la dinamica di quel volo fissato dai rilievi fotografici inalterabili che deve interessarci. Perche’ essa ci dice che si e’ trattato di un omicidio in modo incontrovertibile. E le domande devono tornare a concentrarsi solamente sul come si siano potute determinare quelle escoriazioni sulle mani, sul come il corpo possa essere finito sotto i tavoli in quella posizione finale incompatibile, con buona pace di qualsiasi perizia prezzolata, con qualsiasi dinamica di precipitazione.

Ecco allora il “cinismo” di cui c’e’ necessita’ e di cui solo chi si sia fatto “familiare della vittima”, pur senza avere legami naturali, ed abbia specifiche competenze puo’ divenire portatore. Che infatti quello che vediamo possa essere il cadavere di un ragazzo in depressione o meno a noi non interessa. Cio’ potrebbe costituire forse una aggravante per uomini e per ambienti che in poche settimane potrebbero aver ridotto un giovane pieno di vita in un ragazzo necessitante di ansiolitici.

Ma non e’ questo il punto. Perche’ e’ certo che non e’ la depressione cio’ che puo’ portare un corpo a cadere in forme e con esiti e posizioni finali assolutamente innaturali. La depressione non determina certamente mutazioni fisiche capaci di alterare i principi fondamentali di dinamica di caduta dei corpi. Ne’ puo’ consentire che un corpo in caduta eviti una vera e propria palizzata di gambi di tavoli protesi verso l’alto, per poi infilarsi in un angusto pertugio alla base di quei tavoli accatastati, e di poterlo fare con tanta violenza da poter comunque sfracellare il cranio proprio nell’andito di quel pertugio. Salvo che dei presunti periti, a cui sia stato di chiesto di vedere solo cio’ che era utile e conforme al potere, o periti di parte certamente competenti in materia medicolegale ma scarsamente competenti in condizioni di vita e di procedure militari, non avallino in qualche misura una impossibile teoria di caduta. E che tutti gli altri se ne rimangano nel silenzio per la pavida paura di non sentirsi legittimati ad intervenire.

Ma se si ha questo cinismo, unitamente al senso del dovere che Sandro ci spronava a coltivare, si possono cogliere altre incongruenze ambientali, le contraddizioni, le esagerazioni dei soggetti della vicenda e si deve intervenire.

Vedete sono le stesse incongruenze, contraddizioni, esagerazioni che normalmente aiutano gli inquirenti a risolvere i casi criminosi piu’ apparentemente intricati. Ed e’ cosa di cui la cronaca quotidianamente ci da’ testimonianza.

Perche’ dunque gli investigatori non hanno applicato questi criteri cinici di indagine, anche ambientale, al caso Scieri, al caso Marcucci, e ad ogni altro caso scomodo? Gia’; ma le stranezze per Emanuele Scieri sono iniziate fin dal momento del ritrovamento del suo cadavere: Il Magistrato infatti non ritenne neppure necessario recarsi sul luogo del delitto nella immediatezza del rinvenimento del cadavere, cosa che credo ogni banale telefilm ci ha abituati a considerare quantomeno inusuale, anche in caso di malori di Persone anziane e malate. Contraddizioni, stranezze.

C’e’ una drammatica e cinica storiella che puo’ aiutarci a comprendere piu’ facilmente quanto sto dicendo.

Un uomo aveva perduto qualcosa di molto prezioso (c’e’ qualcosa, io vi chiedo, che possa essere piu’ prezioso della vita dei nostri figli?) e si affannava a cercarlo sotto la luce unica di un potente lampione. Molte persone buone e solidali, venendo a conoscenza della sua vicenda, si commuovevano per la disperazione e la ricerca senza esito di quell’uomo. Gli si accostavano per aiutarlo nella ricerca del bene perduto e per qualche tempo ne condividevano la fatica e la delusione della ricerca. Si facevano descrivere dall’uomo come fosse stato il bene perduto, e con i ricordi di quell’uomo sentivano in qualche misura di avere stabilito una certa familiarita’ con quel bene prezioso perduto. Ma dopo qualche tempo le preoccupazioni familiari e di lavoro costringevano costoro a lasciare, seppure a malincuore, che l’uomo continuasse la sua ricerca da solo o aiutato da altri e nuovi solidali samaritani che nel frattempo gli si erano accostati. Salutando l’uomo con affetto essi promettevano di mantenere i contatti, magari dandosi appuntamento ogni anno alla commemorazione della perdita.

L’uomo era un po’ consolato da tanta affettuosa amicizia ma si sentiva sempre piu’ sconfortato dall’esito negativo delle ricerche. Un giorno fu avvicinato da un cinico. Questi non provo’ a consolarlo e non gli fece domande su come fosse il bene perduto, ma solo sulle circostanze della perdita. E soprattutto pose una domanda che sconcerto’ profondamente l’uomo in ansiosa ricerca, e sembro’ ridestarlo ad una coscienza perduta o narcotizzata. “Ma insomma – chiese – dove l’hai perso questo bene?”. E l’uomo, improvvisamente sbigottito, indicando una zona lontana e buia, fuori dal cono di luce del lampione sussurro’: “Laggiu’”. “E allora perche’ - gli urlo’ il cinico - la stai cercando qui?”.

E l’uomo, cercando di ricordare, sospiro”: “Non lo so, non lo so piu’. Io cercavo disperatamente dappertutto quando un giorno qualcuno, non ricordo piu’ nemmeno chi, mi disse che una Istituzione (non ricordo se fosse l’Universita’, il Comune, la Provincia, la Regione o lo Stato) aveva montato un grande lampione, forse su suggerimento e richiesta di una delle tante Associazioni di Solidarieta’ che mi sono state accanto. E quell’Istituzione aveva acceso una forte luce. Va’, mi fu detto, e’ li’ che devi cercare, ti abbiamo anche acceso la luce. Ed io l’ho fatto, come un cretino, per tutti questi anni. Ma era la’ che io avevo perso il mio bene. Perche’ non mi hanno messo qui la luce e non la’, se davvero volevano aiutarmi?”.

Gia’ il Potere ed i suoi giochi di prestigio e di affabulazione.

Ecco vedete noi viviamo in un Paese che ha impiegato oltre 35 anni per svolgere quei piccoli accertamenti necessari a dimostrare che la morte di Enrico Mattei fosse stato molto semplicemente un omicidio commissionato da alcune multinazionali statunitensi e cioe’ avallato dai Governi di quel Paese. Ma ormai i tempi delle rivendicazioni e delle opposizioni di responsabilita’ erano esauriti. Figuriamoci, se non siamo in grado di ottenere una giusta verita’ su Calipari, se non siamo stati in grado di avere un briciolo di dignita’ per la strage del Cermis, quanto potremmo essere in grado di rivendicarla per Mattei!

Ma noi siamo anche un Paese che ha fatto lavorare per anni Commissioni Parlamentari di Inchiesta sulla Mafia o “sul fenomeno del terrorismo e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili di strage”, che non avevano il compito di rinnovare processi giudiziari o di addestrare Presidenti che fino alla loro nomina “non si erano mai interessati di stragi”. Ma che, chiamate appunto ad individuare le cause dei fenomeni indagati, avrebbero dovuto fornire al Parlamento gli elementi per costruire legislazioni di antagonismo e di contrasto contro i fenomeni indagati e per individuare strumenti e percorsi perche’ quelle vicende non potessero tornare a rinnovarsi. Quelle commissioni tuttavia non sono riuscite a produrre proposte di un solo progetto di Legge, significativo e che sia giunto alla discussione in aula, per la soluzione o la mutazione dei fenomeni indagati. Anche il famoso 41 bis per i reati mafiosi e’ nato per l’emergenza determinata dalla morte di Falcone e Borsellino e non certo da una consapevole e articolata proposta, maturata nel tempo, della Commissione Antimafia. Come innamorarsi delle proprie funzioni di Commissario senza limiti di tempo, dimenticando lo scopo della funzione attribuita.

E questo abbiamo ricordato per dare senso al “cinismo della consapevolezza”, che non rimane deluso ne’ si scoraggia per i tradimenti che il Potere ordisce in danno della Democrazia; ma trae da quei tradimenti nuovi motivi di partecipazione sempre attenta e determinata per costruzione di Democrazia sostanziale, pedinando il Potere, segnalandone le diversioni e le perversioni, denunciandone le mutazioni rispetto ai compiti originari di Servizio.

Ma siamo anche il Paese di “quelli che al peggio non c’e’ mai limite”. Per cui si ignorano o rifiutano proposte di indagini Parlamentari su vicende come quella di Emanuele Scieri. Perche’ – e’ stato detto ai genitori di Emanuele – “non si possono istruire indagini parlamentari per ogni militare che muoia in Caserma”.

Come se l’omicidio possa essere incluso nella ordinaria casistica di morte professionale in luoghi istituzionali o in categorie professionali a rischio.

Su vicende come quella di Sandro invece non ci si deve neppure porre il problema di una eventuale indagine perche’ su morti cosi’ funzionali all’omerta’ di Stato non e’ neppure il caso di porsi l’interrogativo di indagare o meno. Si chiude con “errore del pilota” e, come fu per i Cadetti del Serra, si pone una inamovibile pietra tombale su delitti scellerati.

Si insabbiano indagini come quella su Ilaria Alpi, e sulla Cooperazione internazionale, si chiudono mestamente, solo per non aver voluto o saputo indagare le responsabilita’ di vertici politici o militari, indagini e processi come quelli di Ustica, o sulle torture in Somalia, o sull’aereo piombato sulla scuola di Casalecchio.

Consentitemi un’ultima divagazione, per introdurre il tema dell’importanza dei particolari, quelli che a volte ci sfuggono ma che divengono fondamentali per svelare le falsificazioni del Potere rispetto alla Verita’. C’e’ una sola Commissione di Indagine Parlamentare che al momento, dopo il miserevole fallimento anche delle Indagini sulla vicenda Telecom-Serbia, sembra funzionare nel nostro Paese e procedere impettita verso le sue precostituite conclusioni. La Commissione Mitrokin che e’ presieduta dal senatore Paolo Guzzanti.

Ebbene di costui e del suo rigore morale e di giornalista di inchiesta, rigore che dovrebbe riverberarsi sulle sue funzioni di Presidente della Commissione, vorrei solo dirvi leggendo un breve brano del suo volume su Ustica: “Ustica, la verita’ svelata”, Bietti editore.

Non diro’ delle fonti cui riferisce il senatore, che praticamente si esauriscono nella sola citazione della controinchiesta sviluppata dai generali imputati. Vi diro’ solo che l’Autore non scrive per piacere o per moda. Come dice lui stesso, egli scrive sulla spinta di una indignazione profonda per il modo insopportabile in cui a suo dire il Giudice Priore stava svolgendo le indagini e per la arroganza con cui il Magistrato avrebbe interrogato, e per la supponenza con cui avrebbe ascoltato, tanto il senatore Cossiga che lo stesso Guzzanti. Dunque una condizione in cui ci si aspetterebbe il massimo della correttezza e del rigore nei riferimenti e nelle affermazioni dell’Autore.

Ebbene, per quanto possa sembrare apparentemente una sciocchezza poco significativa, il senatore Guzzanti scrive a pag. 154 della sua fatica letteraria, per sostenre la tesi propria e degli imputati di una bomba a bordo:

“I ricercatori di prove a stipendio vostro e mio non spiegarono, credo, come mai i piloti, vedendosi quasi toccare da un altro aereo, prima di perdere la trebisonda e l’uso del timone, non abbiano escalamato Ohibo’. Oppure Che diamine. Questa non ci voleva, Opla’. Ahi ahi. Qualsiasi cosa anziche’ quell’assordante silenzio, anche offensivo da un punto di vista strettamente giudiziario, che farebbe pensare a piloti che se ne stanno comodi, poveretti, non vedono nulla intorno al loro apparecchio nel raggio dell’umanamente possibile. Non vedono missili, non vedono caccia, non vedono aerei che con i loro passaggi arditi vengano a turbare la statica del loro scassone volante. La scatola nera parla chiaro: i piloti erano sereni, i piloti avevano annunciato la loro discesa, stavano li’ e sbadigliavano, annoiati, forse contemplavano tutto quel meraviglioso cielo stellato”.

Ecco tutto. Se non fosse che il 27 Giugno di qualsiasi anno, alle nostre latitudini, bastera’ ad ognuno di noi alzare gli occhi al cielo alle 20.58 bravo (cioe’ con ora legale in corso) per accorgerci che il sole non e’ ancora sceso sotto l’orizzonte (e tanto piu’ per un osservatore che viaggi a 27.000 piedi cioe’ a 9.000 metri di quota). E dunque per quanto la nostra immaginazione possa sforzarsi o il senso poetico del senatore Guzzanti possa volersi esercitare in voli pindarici, quei piloti non potevano contemplare alcun cielo stellato.

Quanto credito potra’ ricevere ogni e qualsiasi proposizione di conclusioni di indagini da parte di chi non abbia saputo ricordare che non c’era ombra di stelle luminescenti nello scenario di Ustica? Ma tutto questo puo’ accadere solo quando scattano quelle complicita’ e sinergie tra apparati dello Stato che, tra complicita’ e pavidita’, abbiano dimenticato il senso del dovere verso i Diritti Umani di ciascun Cittadino, ed abbiano coltivato solo il servilismo del Potere.

E il Presidente di una Commissione Parlamentare di Inchiesta si e’ potuto permettere infatti una simile scelleratezza e sconcezza, solo perche’ aveva piena coscienza che, con la soluzione della “quasi collisione”, i Magistrati avevano volutamente rifiutato ed evitato di indagare il livello politico-militare di quella strage preordinata e rinunciato ad indagare la soluzione che, anche a costo della sua vita, Sandro aveva ricostruito con me e che comunque era arrivata sul loro tavolo a seguito del suo omicidio.

Bisogna reagire alla sfiducia che simili circostanze vorrebbero indurre nelle nostre coscienze, e reagire intervenendo, facendo ciascuno la propria parte, insostituibile, perche’ nessuno altro potra’ fare cio’ che a ciascuno di noi compete.

La cosa che piu’ delle altre mi disgusto’ immediatamente nella vicenda di Emanuele Scieri e che mi spinse e costrinse a coinvolgermi furono infatti le dichiarazioni del Cappellano Militare, un tale Don Pellegrino. Egli, che come spesso accade ai ministri di culto con le stellette, doveva essere evidentemente il primo parafulmine e deviatore di attenzione dei parenti della vittima, si scandalizzo’ pubblicamente, in interviste riportate dagli organi di informazione, perche’ i familiari di Scieri erano giunti accompagnati da un perito medicolegale al quale era stato concesso, quasi fosse un affronto nei suoi confronti di ministro del culto accorso ad accogliere i genitori e non un dottore medicolegale, di scendere per primo dalla scaletta dell’aeroplano. “I familiari dovrebbero essere affranti e preoccupati solo delle esequie da dare al loro caro – dichiaro’ quel personaggio che evito di definire – e non andarsene in giro a rilasciare interviste su ipotesi fantasiose sulle dinamiche della morte. Tanto meno dovrebbero portarsi dietro un medico legale!”

Questo dimostrava, senza ombra di dubbio a mio parere, che il vero pericolo e terrore dei responsabili consisteva nelle perizie che avrebbero potuto svolgersi sulla scena del delitto e sul cadavere della vittima. Perche’ poi non si sia pervenuti in realta’ a decifrare le evidenti soluzioni e assecondare i filoni di indagini che ogni indizio suggeriva, non sta certamente a me dirlo. E’ certo che il lavoro di indagine, per affermazioni contenute nella stessa richiesta di archiviazione, sia stato oggettivamente orientato a costruire depistanti polveroni.

Accertato infatti che in molti casi alcuni militari risultanti assenti dai registri della Caserma dichiarassero di essere invece presenti, e viceversa, “si decise di interrogare molti altri giovani di leva (circa 700), molti dei quali sarebbe risultato essere stati congedati prima della data del drammatico omicidio”. Assolutamente sconcertante se non ci fosse quel filo della garanzia di impunita’ necessaria a condurci per mano.

E’ in questo quadro generale che ho l’obbligo di passare ora alla parte piu’ delicata e sofferta della mia relazione. Mostrarvi ed analizzare brevemente assieme a voi le immagini dei due delitti di cui facciamo memoria: quello di Sandro Marcucci e quello di Emanuele Scieri. Per dimostrare che non bisognava neppure essere delle aquile per intercettare gli indizi certi di due delitti scellerati.

Le vicende che siamo stati costretti a vivere hanno fatto crescere la nostra capacita’ di “apparente cinismo”, per cui abbiamo capito che era necessario mostrare pubblicamente, proprio come non avrebbe voluto don Pellegrino, le immagini di Persone che ci erano care e le cui morti ci hanno segnato.

Io sono grato ai genitori di Scieri per aver trovato il coraggio di consentire questa esibizione delle immagini del cadavere del loro figliolo assieme a quelle del cadavere di Sandro Marcucci. Perche’ ogni delitto ha caratteristiche simili, idonee per far individuare l’ansia dei colpevoli di alterare o interpretare arbitrariamente i rilievi del luogo del delitto. Ed e’ importante vederle pubblicamente perche’ le domande finali che porremo agli Operatori della Informazione, agli Amministratori, ed ai Parlamentari intervenuti abbiano forza e legittimazione da quanto sara’ stato mostrato a tutti.

(ovvero: Io comprendo i genitori di Scieri che non se la sono sentita di consentire la esibizione delle immagini del cadavere del loro figliolo; ma comunque dopo aver visto le immagini del cadavere di Sandro vi sara’ io credo piu’ facile “vedere, immaginare” le immagini di Emanuele che vi descrivero’ solo a parole. Perche’ ogni delitto ha caratteristiche simili, idonee per far individuare l’ansia dei colpevoli di alterare o interpretare arbitrariamente i rilievi del luogo del delitto. Ed e’ importante mostrarle pubblicamente perche’ le domande finali che porremo agli Operatori della Informazione, agli Amministratori, ed ai Parlamentari, ai Militari intervenuti abbiano forza e legittimazione da quanto sara’ stato mostrato a tutti.)

Segue lettura e analisi (o descrizione e analisi) delle immagini delittuose.

Allora eccoci alle domande ineludibili: Perche’ tanta pavidita’ nell’inseguire e denunciare le violenze di Stato o di funzionari dello Stato? Perche’ tanta pudicizia nei confronti di personaggi che hanno nascosto i propri crimini nell’ombra delle proprie funzioni? Perche’ tanta ritrosia nel combattere per garantire Verita’ e Giustizia ad ogni e qualsiasi Cittadino venga colpito, per la sua consapevole attivita’ o per biechi motivi di interessi illeciti di cui egli fosse ignaro? Puo’ il solo trascorrere del tempo giustificare il disinteresse per azioni criminose quale e’ ogni delitto e lasciare che i responsabili materiali o quelli dispositivi dormano tranquilli la certezza della loro impunita’ solo per aver ucciso all’ombra dello Stato?

Dopo aver scritto tanti articoli di fondo sul caso Scieri, ricordo per tutti quello della Direttrice del Tirreno, in cui si giurava una intransigente vigilanza della Informazione perche’ gli esiti delle indagini per Emanuele non si arenassero nei noti “porti delle nebbie”, dopo le tante dichiarazioni pubbliche di attesa e pretesa di Verita’ e Giustizia da parte degli Amministratori locali, dopo il crudo dibattito parlamentare sullo Zibaldone, perche’ oggi tutto tace sulla sorte di questo ragazzo Emanuele Scieri, morto ucciso in una Casema solo per aver voluto difendere il Diritto al rispetto umano dei propri commilitoni, che veniva calpestato da parte dei colleghi piu’ anziani?

Come e’ possibile a dei Comandanti Militari convivere e far convivere i propri uomini con la consapevolezza di non aver saputo snidare degli assassini rintanati nelle loro fila, come con certezza affermano le due sentenze di archiviazione? Come e’ possibile che non siano stati dispiegati tutti gli strumenti disciplinari ed ambientali perche’ si rompesse il legame di omerta’ dei militari nobili che aiutava i militari ignobili? Io vi dico, come ho gia’ scritto in altre comunicazioni, che se fosse esploso un ordigno di scarsa potenza sotto l’ultimo rottame di automezzo dismesso, nel piu’ remoto garage della Caserma, i Comandanti non avrebbero dato tregua agli uomini, finche’ gli innocenti non avessero separato le proprie responsabilita’ dai colpevoli, contribuendo ad identificarli. Come e’ allora possibile che si lasci che su un corpo scelto cosi’ prestigioso e cosi’ duramente impegnato in missioni a rischio si lasci che aleggi questa ignobile cappa di sospetto e di complicita’ con degli assassini?

Al processo che contro di me e’ stato istruito per querela del Generale Celentano (e da cui sono stato assolto con formula ampia) e’ venuto come testimone della parte lesa - il Generale appunto - l’ex Presidente della Commissione Difesa del Senato a dichiarare la sua profonda ammirazione per le caratteristiche di uomo e di Comandante che aveva scoperto in quel Generale. Quasi che le qualita’ di un uomo impediscano la libera espressione della critica su specifiche circostanze e dunque la ammirazione per quell’uomo dovesse o potesse certificare comunque la calunniosita’ delle mie espressioni Egli e’ stato evidentemente sconfessato da una sentenza quantomeno onesta e coraggiosa.

Ma oggi non si vedono Parlamentari che, di fronte ad un accertato e scellerato delitto, abbiano voglia di chiedere al Parlamento di vigilare sul Diritto Fondamentale alla Vita di suoi Cittadini e di indagare (anche dentro e contro gli Apparati, se necessario) quando essi vengano uccisi con tale scandalosa evidenza all’interno di strutture Istituzionali, ne’ di chiedere alla Giustizia di tornare ad aprire gli occhi con scrupolosa attenzione su questa e sulle altre vicende rimaste nel limbo dell’indeterminazione delle responsabilita’. Perche’?

Ancora una volta chiediamo “Perche’?”. E saremo grati se qualcuno, dei presenti o degli assenti, volesse dirci, oltre a raccontarci i percorsi di fatica che sono certamente necessari anche nei loro specifici ambienti di lavoro e di attivita’ politico ed amministrativa per far trionfare Verita’ e Giustizia, quali tratti di strada sono disponibili a percorrere per dare Giustzia nella Verita’ ad Emanuele Scieri. Anche operando a fianco a noi se volessero, pur rimanendo ciascuno nella propria competenza; ma senza pretese da parte nostra che alcuno debba sposare necessariamente i nostri approdi e le nostre letture. Tuttavia sarebbe necessario per la Democrazia di questo Paese che ciascuno di essi dica se e quali prezzi siano disponibili a pagare, nel proprio specifico ambito di azione e di professionalita’, perche’ quanto e’ stato di nuovo mostrato davanti ai loro occhi meriti un loro personale impegno per ottenere quella Verita’ e quella Giustizia che la nostra Costituzione voleva garantire ad ogni e qualsiasi Cittadino “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche di condizioni personali e sociali” (art. 3 Costituzione). Grazie